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INCIVILTA’ DELLE IMMAGINI – Perché siamo ciechi e come tornare a vedere e a veder-ci

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Siamo sicuri che nel terzo millennio il tabù iconoclasta sia veramente superato? Siamo certi che nella cosiddetta civiltà delle immagini, l’immagine in quanto opera dell’uomo (e tutte le sue “sorelle”, cioè le rappresentazioni umane della realtà appartenenti alle più svariate discipline artistiche) abbiano davvero libero diritto di cittadinanza nelle nostre società?
L’enorme afflusso di immagini che ci sommerge è realmente in nostro potere? Ne siamo davvero fruitori lucidi e avvertiti o soltanto vittime inconsapevoli, tendenti allo stordimento? Sappiamo veramente decodificarle, comprenderle, farne uso corretto o ce ne lasciamo soltanto sedurre e travolgere? Siamo davvero noi a usare le immagini che produciamo, o produciamo immagini che “ci usano”, che distorcono la nostra percezione della realtà, intensificando la nostra schizofrenia fra realtà e immaginazione, lasciandoci sempre più disorientati di fronte a ciò che un tempo veniva definito “arte”? Ho tentato un esame lucido e anche spregiudicato sulle ipocrisie che circondano il mondo delle cosiddette arti visive, spesso miopi nei confronti della attuale rivoluzione tecnologica, sbirciando su fenomeni quali la Digital Art, la Visual Art, la Street Art etc. Aggiungendo una proposta per la costruzione di una nuova est-etica. Il piccolo saggio è uscito con Il Giornale l’11 novembre 2020 nella collana “Fuori dal Coro”.