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DIALOGHI CON ME STESSA SU MIA MADRE

 

 


All'indomani della morte di mia madre Giuliana Belli avvenuta il 4 ottobre 2010, avviai una conversazione interiore fra la mia stessa adulta e la mia stessa bambina. Un modo forse semplice forse cervellotico per elaborare il lutto.

La cosa si arenò subito per riprendermi la mano oltre tre anni dopo.

L'uso del dialogo interiore, eredità delle interviste impossibili, e, più ancora, della dialettica e del dialogo socratico, sembra indirizzarmi negli ultimi tempi verso una ricerca di "teatro infinitesimo", fatto di non-personaggi, piuttosto di voci fantasmiche o interiori.


Dall'incipit:


 

1.

PICCOLA
Che è stato?

 

GRANDE
Niente. E’ morta.

 

PICCOLA
Ti ricordi? Lo aspettavamo da tanto, questo preciso momento.

 

GRANDE
Ora è niente.

 

PICCOLA
Come?

 

GRANDE
Invecchiando, tutto si sfuma. Diventa naturale, necessario. Perfino bello. La morte è come l’aria.

 

PICCOLA
No, a me mi fa ancora male.

 

GRANDE
Non si dice “ a me mi”. E poi tu te ne stai ancora a bocca aperta davanti a quell’albero di Natale ad aspettare le bambole. Certo che ti fa ancora male

 

PICCOLA
Ci sto con quello stesso pensiero di allora. Delle bambole non mi importava niente.

 

GRANDE
Me lo ricordo, quel pensiero. Che tutta quella felicità fatta di niente un giorno sarebbe finita.

 

PICCOLA
…Perché babbo e mamma moriranno.

 

GRANDE
Ecco, adesso sono morti. Sei contenta? Tanto tuonò che piovve.

E piantala di frignare.

 

PICCOLA
Ma tu dov’eri?

 

GRANDE
Da un’altra parte.


PICCOLA
Tu sei sempre da un’altra parte.


GRANDE
Da un’altra parte di cosa?

 

PICCOLA
Del posto che ti spetta.

 

GRANDE
Che ne sai? Sei una pupa che sa solo aspettare i regali

 

PICCOLA
Vorrei, ma ora l’albero non c’è più, e quei Natali nemmeno.

 

GRANDE
Piantala.

 

PICCOLA
Mi racconti come è morta?

 

GRANDE
Era già morta. E’ come se fosse nata morta. E dunque è come se fosse ancora viva.

Non fa differenza.

 

PICCOLA
Dimmelo.

 

GRANDE
… mi serve tempo. E forse non vivrò neppure abbastanza.

 

PICCOLA
Allora dimmi delle sue cose.

 

GRANDE
Forse così è più semplice. E’ come raccontare un dipinto, una natura… “morta”.

 

PICCOLA
La liseuse verdina è “morta”?

 

GRANDE
Se la saranno mangiata le tarme. Oppure lei l’avrà buttata nel secchio. In ogni caso, sì, la liseuse verdina è morta.

 

PICCOLA
Lei buttava tutto, non le dispiaceva privarsi delle cose.

 

GRANDE
Ho sempre sofferto di questo: per me era questo a renderla povera.

 

PICCOLA
Mamma era .. povera?


GRANDE
Credo di sì.

 

PICCOLA
Dimmi delle altre sue cose...

 

(Continua)