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Ricordo di Carlo Lizzani

 

 

 

Lo avevo conosciuto nel 1989, quando alcuni dirigenti della San Paolo Film mi invitarono ad un incontro interlocutorio in previsione della realizzazione di un film da lui diretto, ispirato al mio romanzo Tutta colpa di Dio, edito l'anno prima dalle edizioni San Paolo.

Ero troppo giovane per non emozionarmi di fronte a quel mostro sacro del nostro cinema e, nello stesso tempo, e per la stessa ragione, per non alzare tutti i possibili ponti levatoi di fronte a un'impresa che si annunciava temeraria e rischiosa, viste le reazioni imprevedibili e anche sgradevoli contro di me, che la tesi scottante del romanzo aveva da poco suscitato e che continuava a suscitare.

Così credo che fui sgradevole anche io nei confronti di tutta l'assemblea (era presente anche Ennio De Concini? se non lo era fisicamente, lo era moralmente in quanto aveva già avviato la sceneggiatura) ma la cortesia del maestro non ne venne mininmamente scalfita: rimase amabile e paziente a tutte le mie schizofrenie. A pensarci ora, c'era davvero qualcosa di grottesco in quella situazione, e certo la più grottesca ero io.

Il film non fu realizzato, ma non a causa delle mie schizofrenie.

 

Reincontrai Lizzani tredici anni dopo, quando, all'inizio del 2003, gli chiesi di presentare, l'opera web Tre Uomini, appena pubblicata su lauradelucaANDfriends e edita da Rugginenti come audiofilm illustrato. Mi sembrava l'interlocutore perfetto per poter condividere il clima civile del racconto e la memoria storica degli anni di piombo, evocata dai protagonisti.



 

Fu cordialmente disponibile e riuscì a trasmettere perfettamente il senso di quella vicenda di fantasia, oltre che a coglierne gli spunti di innovazione linguistica. La presentazione avvenne con il sostegno della Provincia di Roma a Palazzo Valentini.

 

Sei anni dopo, lo incontrai alla Radio Vaticana, per un'intervista in occasione dell'uscita della sua autobiografia Il mio lungo viaggio nel secolo breve, edita da Einaudi, che si può ascoltare qui.

 

Solo in quest'ultima occasione mi accorsi quanto dalla sua cortesia umana trasparisse sempre, con sconcertante semplicità, una gigantesca cultura e un costante amore per l'essere umano.

 

Ho realizzato troppo tardi di avere sfiorato quest'uomo troppo brevemente in almeno due momenti chiave della mia vita.

 

"Non ha insegnato niente quella cacciata dal paradiso terrestre! Quella dannazione per aver voluto assaporare, con un gesto unico, rapido, risolutivo, il piacere di una spiegazione -tutto e subito, in pillole - di tutti i misteri dell'universo..."