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Bambino


Un dialogo immaginario con un nascituro.

Il figlio mancato di un caro amico.

Dall'incontro con chi non verrà mai alla vita

emergono notizie su chi è in vita,

uomini e donne,

frammenti di storie,

di relazioni,

scelte e sentimenti.

Scritto nel 2003, questo testo si reincontra circa dieci anni dopo con lo spunto offertomi dal Piccolo Teatro Filosofico di Aldo Masullo, edito da Mursia, e nasce di qui il progetto di collezionare una serie di Dialoghi Ineffabili, qualcosa di ancora più spregiudicato rispetto alle Interviste Impossibili.

Autentici dialoghi dell'inconscio,

dialettiche interiori che diversamente non vedrebbero mai la luce.

Su questa stessa scia

i Dialoghi con me stessa su mia madre,

avviato all'indomani della sua morte (2010) e ripreso più di tre anni dopo...


La vita, di Pablo Picasso, 1903



Dall'incipit:


 

Ci sono dolori che non smettono mai.

 

Altri diventano carezze





 

 

 

 

IO

La forma dei piedi, mi interessa.

 

LUI

Sono piedi.

 

IO

Piccole conchiglie, direi. Così me li immagino.

 

LUI

Non essere leziosa. Non fare la mamma stupida.

 

IO
Tutte le mamme lo sono un po’.

 

LUI

Stupide?

 

IO
Sì.

 

LUI

Non fare neanche l’arrendevole, con me.

 

IO

Sei proprio un drago, non cadi facilmente in trappola, eh?

 

LUI

Cosa ti fa pensare che io sia per forza un maschio?

 

IO

Niente. Ma sono così innamorata di tuo padre che…

 

LUI

Che?

 

IO

… che tu dovresti essere la sua immagine. Penso.

 

LUI

E qua ti volevo.

Per forza chi viene dopo deve essere l’immagine di chi viene prima?

 

IO

In genere è così.

 

LUI

Allora questo mondo è una prigione. E se è così, io non voglio nascere

 

IO

In ogni caso non sarai tu a decidere.

 

LUI

Lo so bene.

 

Silenzio

 

IO

Dove sei finito ora?

 

Silenzio


IO

Ehi?

 

LUI

Mi sono offeso.

 

IO

E allora?

 

LUI

Mi sono girato dall’altra parte.

 

IO

Dall’altra parte di che?

 

LUI

Dall’altra parte di dove stavo.

 

IO

E quanto è grande dove stavi?

 

LUI

Non lo so… Mi mancano i punti di riferimento. Abbastanza piccolo, però.

 

IO

Su. Descrivimi la forma dei piedi. Perfavore.

 

LUI

Perché ti interessano tanto?

 

IO

I suoi, mi piacciono da morire. Quelli di tuo padre. Sembrano sculture. Così sensuali. Quasi femminili. E lui ha un passo così deciso. E insieme così leggero…

 

LUI

Dove va con quel passo deciso? E insieme leggero?

 

IO

 

 

 

Dove gli pare.

 

 


 

IO

La forma dei piedi, mi interessa.

 

 

LUI

Sono piedi.

 

 

IO

Piccole conchiglie, direi. Così me li immagino.

 

 

LUI

Non essere leziosa. Non fare la mamma stupida.

 

 

IO
Tutte le mamme lo sono un po’.

 

 

LUI

Stupide?

 

 

IO
Sì.

 

 

LUI

Non fare neanche l’arrendevole, con me.

 

 

IO

Sei proprio un drago, non cadi facilmente in trappola, eh?

 

 

LUI

Cosa ti fa pensare che io sia per forza un maschio?

 

 

IO

Niente. Ma sono così innamorata di tuo padre che…

 

 

LUI

Che?

 

 

IO

… che tu dovresti essere la sua immagine. Penso.

 

 

LUI

E qua ti volevo.

Per forza chi viene dopo deve essere l’immagine di chi viene prima?

 

 

IO

In genere è così.

 

 

LUI

Allora questo mondo è una prigione. E se è così, io non voglio nascere

 

 

IO

In ogni caso non sarai tu a decidere.

 

 

LUI

Lo so bene.

 

 

Silenzio

 

 

IO

Dove sei finito ora?

 

 

Silenzio

 

 

IO

Ehi?

 

 

LUI

Mi sono offeso.

 

 

IO

E allora?

 

 

LUI

Mi sono girato dall’altra parte.

 

 

IO

Dall’altra parte di che?

 

 

LUI

Dall’altra parte di dove stavo.

 

 

IO

E quanto è grande dove stavi?

 

 

LUI

Non lo so… Mi mancano i punti di riferimento. Abbastanza piccolo, però.

 

 

IO

Su. Descrivimi la forma dei piedi. Perfavore.

 

 

LUI

Perché ti interessano tanto?

 

 

IO

I suoi, mi piacciono da morire. Quelli di tuo padre. Sembrano sculture. Così sensuali. Quasi femminili. E lui ha un passo così deciso. E insieme così leggero…

 

 

LUI

Dove va con quel passo deciso? E insieme leggero?

 

 

IO

Dove gli pare.