Per ascoltare invece di leggere:
Non so che avrei dato per essere lì. Sì lo so che non erano previste donne. Ma trovarmici per caso, o anche a servire a tavola, come cameriera.
Credo ci fosse un orcio, da qualche parte, dimenticato lì da anni perché mezzo sbreccato e perché tanto la sua funzione l’aveva fatta. Ecco, poiché pure io la mia funzione principale l’ho fatta, mi starebbe benissimo anche essere stato un orcio. Testimone di un’infinità di cene nobili o frugali, di pranzi di nozze ma anche di piccoli pasti familiari… In tal modo tutti loro avrei potuto osservarli bene, uno ad uno. Ecco, facciamo che io ero un orcio…
Loro mi hanno notato, qualcuno pensa di usarmi per portare acqua a tavola, poi vedono la crepa e mi lasciano in un angolo. Non mi offendo. E’ la postazione perfetta. Osservare senza essere osservati. Servi inutili.
Gli uomini apparecchiano, parlano sottovoce, sono agitati… “E’ tutto pronto?, “Tieni qui, passami lì”. “Tra poco lui viene”. “Ti sbrighi”? E condividere quell’ansia, l’incertezza, ma soprattutto domandarsi chi è che deve venire… Tirano fuori la tovaglia, le scodelle… Sono eccitati, quasi un po’ frenetici: poi all’improvviso tutto si ferma quando entra lui. Eccolo, l’atteso. E’ un uomo come loro, ma non proprio. E’ bellissimo, ha certi occhi d’oro e compie gesti lenti, come se dovesse plasmare l’universo. Per un attimo mi guarda: ha pietà di me che sono solo una cosa. Ma sa che anche noi cose in fondo abbiamo dignità, specie se siamo oggetti destinati a servire.
Poi gli si fanno tutti intorno, chi gli leva il mantello, chi gli toglie i sandali “Vieni, signore”
Ma lui li ferma. Si fa portare il catino e si inginocchia ai loro piedi. Sono imbarazzati, che sta facendo? Si guardano, non capiscono ancora.
Noi cose destinate a servire invece capiamo bene quei gesti che servono. Lui fa il servo di quelli che dovrebbero servirlo…
Quanto avrei voluto esserci davvero. Essere un orcio sbreccato e che continuassero a non notarmi per l’eternità nel mio dimenticatoio di polvere, oggetto ormai inservibile. In fondo pure gli uomini hanno crepe, anche se non si vedono come quelle di noi cose.“Non lo so che ho fatto, sarò dannato.” sussurra al compagno il traditore, con quella ruga di traverso alla fronte che lo spezza a metà.
Non so che avrei dato per essere lì. Vedere la fronte di quel ragazzo quanto pesava sulla spalla di lui. E sentire il profumo di quel pane, e invidiare il calice riempito di quel vino.
Qualcuno mi dice che posso essere lì anche adesso, anche subito, anche stasera. Perché tutto si ripete.
2 aprile 2026
