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CARMELA E I SUOI FRATELLI

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Carmela Cannone e i suoi fratelli gestiscono da non so quanti anni un banco di frutta e verdura al Mercato Belsito, a Roma. L’attività era stata avviata dai genitori in quel mercatino rionale che purtroppo oggi è in progressiva decadenza. Pochissimi i banchi che vi sopravvivono. La struttura fu pensata nell’ambito della qualificazione urbana della Balduina e inaugurata fra il 1960 e il 1961, dunque negli anni del cosiddetto boom edilizio: una struttura semplice, in cemento armato, su due livelli. Ora è in corso un dibattito sulla sua ri-qualificazione e su un eventuale cambio d’uso, come centro di attività sociali, culturali, ricreative e di servizi vari.

Sono stata cliente del banco della famiglia Cannone in varie fasi della mia vita. Da bambina, quando mamma mi portava al seguito uscendo per la spesa, e da madre di famiglia, in anni più recenti, benché in modo un po’ discontinuo, con periodi di pausa, a causa di diverse fasi dell’organizzazione domestica e familiare.

Considero Carmela e i suoi fratelli persone di famiglia per svariati motivi. Primo: perché indirettamente hanno contribuito e continuano a contribuire al nostro sostentamento, fornendoci frutta e verdura di ottima qualità. Secondo: perché il rapporto è trans-generazionale. Mamma si serviva dalla loro mamma, la signora Anna; io anche, nella prima fase della mia vita adulta, e ricordo infatti alla perfezione questa energica e insieme dolce signora che, maternamente, mi raccomandava di non portare le buste della spesa tutte con una sola mano, ma di distribuirle equamente fra destra e sinistra, per prevenire problemi alla colonna. Terzo: perché le due mamme hanno vissuto sotto lo stesso tetto per un breve periodo. In una struttura sanitaria sulla Camilluccia, incontrai un giorno Carmela, faticando a riconoscerla perché fuori dal consueto contesto. Era in visita alla sua mamma, lì ricoverata come la mia, che era agli ultimi giorni.

In quella occasione Carmela mi confermò ciò che già avevo constatato, avendola vista subentrare alla madre nella gestione del banco insieme ai fratelli Fabio, Fabrizio e Stefania: che tutti loro avevano e hanno un radicato senso di famiglia e di solidarietà. “Se non fosse per i miei fratelli con i quali ci siamo il cambio – mi disse in quell’occasione Carmela – non riuscirei ad assistere mia madre”. La invidiavo, dal mio misero stato di figlia unica.

Destini che si sfiorano fino a sovrapporsi. Visitai la signora, sempre grata per i suoi spontanei consigli sulla spesa, ma non era in sé, come del resto mia mamma: lo smarrimento delle coscienze di donne forti che hanno tirato su famiglie e mantenuto tradizioni nella fatica e nel sacrificio quotidiani intensifica lo struggimento per la loro perdita.

Oggi entro nel mercato Belsito come ci entrassi quando ero bambina per mano a mamma, sopraffatta dal profumo del basilico e avida dei colori dei pomodori, dei grappoli d’uva e delle arance, incantata dalle voci forti dei venditori, anche se sempre meno numerosi, ammirata dalla loro dimestichezza con merci diverse, dalla facilità di alternare tocchi rispettosi su foglie e scorze delicate alla forza fisica necessaria per sollevare casse di ortaggi più pesanti. E col rimpianto per un tempo in cui il commercio al dettaglio non era solo garanzia di qualità dei prodotti, ma anche occasione di incontri umano.

Quando entrai per la prima volta da sola nel mercatino Belsito mi sentii finalmente, orgogliosamente, adulta. Anche io madre di famiglia! Oggi che questo stesso luogo va tristemente morendo, ci entro anche se non mi serve nulla, solo per tornare a sentirmi bambina. Solo per ricordare il signore dei sammarzano che mi faceva tanti complimenti – il suo banco era così acceso di rosso e lui a contrasto indossava sempre una tuta blu – , solo per risentire il macellaio del piano terra che canticchiava “Ho scritto t’amo sulla sabbia”, solo per rivedere il papà di Carmela e dei suoi fratelli che con la pala sversava patate e pomodori… E allora mi sembra di potermi ancora lasciare stordire dalle loro voci e dai loro richiami energici e festosi.

Dal prossimo primo agosto Carmela e i suoi fratelli chiuderanno l’attività. Purtroppo. Siamo tutti cresciuti.

 

9 luglio 2026

 

(Nella foto in alto: la famiglia Cannone nei primi anni sessanta.Qui in basso: Carmela, Fabio, Fabrizio oggi)

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