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CHE FINE HA FATTO “MONDO CANE”

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Giusto le persone piuttosto mature si ricorderanno di questo film-documentario risalente ai tempi della loro infanzia: primissimi anni sessanta del secolo scorso. Non perché ai bambini di allora fosse concesso vedere certi spettacoli, ma perché se ne parlò molto e con raccapriccio. E quel titolo divenne tra l’altro un modo di dire ripetuto anche oggi, per riassumere svariati gradi di feroci scandali e di orrori: mondo cane. Io non vidi il film, ma vidi e ricordo bene le facce sconcertate dei miei genitori quando tornarono dal cinema, che all’epoca frequentavano volentieri, essendo gli anni de La dolce Vita e del primo 007.

Io vidi per la prima volta quella pellicola solo un paio di anni fa, per caso, eccezionalmente trasmessa su uno dei tanti canali televisivi oggi disponibili. E mi chiedo perché fu trasmessa quella volta e poi mai più. Tra l’altro un’opera italiana.

Uno strano oblio la circonda inspiegabilmente, benché quel lavoro incarni con strepitoso anticipo sui tempi tutte le denunce animaliste ed ecologiche che oggi sono all’ordine del giorno. Non fu però solo un documentario -eccezionalmente attuale- , sulle violenze compiute dall’uomo contro gli animali e contro la natura in genere. Fu la neutrale, disincantata collezione di una serie di pratiche compiute un po’ ovunque nel mondo, nelle quali, fatto salvo il raccapriccio per molte di esse, si voleva con ironia, humor, intelligenza e una certa causticità,  indicare la paradossale parentela fra animali e uomini persecutori di animali, nonché tra tribù primitive e società cosiddette civilizzate.

Il documentario era cioè una inedita e provocatoria ricerca antropologica, in cui per esempio la spietata caccia al maschio a scopi riproduttivi praticata dalle disinvolte indigene delle isole Tobriands veniva equiparata allo spudorato assalto delle ammiratrici californiane al divo cinematografico del momento. O in cui le violenze contro i maiali compiute da alcuni abitanti della Nuova Guinea venivano messe a confronto con lo spietato ingozzamento delle oche praticato a Strasburgo, allo scopo di ottenere il foie gras o con la assai discutibile pratica italiana di colorare i pulcini vivi – portandone a morte inevitabilmente qualcuno – per usarli come decorazione pasquale.

Di orrore in orrore (dall’ingozzamento di tapioca delle donne africane per onorare il locale mito della grassezza agli sfrenati allenamenti in palestra delle ricche vedove americane animate dal mito opposto, dalle formiche fritte servite in un lussuoso quanto snob ristorante di New York ai serpenti venduti nei mercati di Hong Kong) si arriva alla agghiacciante denuncia delle mutazioni genetiche registrate su pesci e uccelli nell’atollo di Bikini per effetto degli esperimenti atomici: pesci che hanno imparato a vivere sugli alberi per evitare l’acqua radioattiva, uccelli che covano uova pur sapendole sterili, tartarughe marine che perdono l’orientamento e cercano disperatamente di nuotare nel deserto.

Perché dunque un documentario così crudelmente realistico è stato dimenticato?

La voce ironica del commentatore, Stefano Sibaldi, glorioso campione del doppiaggio italiano, contribuisce a diffondere negli spettatori – una volta smaltito il raccapriccio- una specie di superiore distacco, come di fronte a una galleria di barbarie, a un museo degli orrori con cui sembra si possa non avere nulla a che fare. Forse in quegli anni si era ingenui a tal punto. Oggi l’ironia sarebbe inaccettabile, perciò forse Mondo Cane resta nelle cineteche inguardato.

E tuttavia, meriterebbe un suo momento di gloria, se non altro per capire come negli anni dello spregiudicato e alquanto miope ottimismo della ripresa post bellica si guardasse agli orrori  di un mondo spietato come a manifestazioni di isolata e retrograda follia, che presto sarebbero state superate dalla felice era dell’energia atomica controllata e dell’indistruttibile Moplen!

Falso. Di indistruttibile, oggi lo sappiamo bene, c’è soprattutto la follia umana, mondo cane!

Ritrovatelo quel film. E scoprite quanta bellezza, quanta meraviglia e quanta disperazione racconta la colonna sonora di Riz Ortolani.

28 luglio 2025

MONDO CANE (1962) di Gualtiero Jacopetti, Paolo Cavara, Franco Prosperi

   

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