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CHI HA PAURA DEL TRAMEZZINO?

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Da tempo, i maîtres à penser della nutrizione contemporanea, i dietologi politically correct hanno dichiarato guerra al pane. Non solo gli esponenti dell’ultima generazione di esperti in materia diffondono questa variamente motivata avversione ai derivati del grano, ma la confermano navigati gastro-enterologi dai capelli bianchi.

Motivo: le farine non sono più quelle di una volta. Trattate, inquinate da diserbanti, conservanti e veleni vari, producono un pane più nocivo che neutro per la salute.

Poi c’è l’esercito dei nemici del carboidrato a prescindere. Conosco una signora che credo abbia fatto un voto: lo fugge come veleno per topi. Si fa il segno della croce quando vede passare una pizzetta. Credo sia un caso di anoressia selettiva. La signora si ingozza solo di bistecche, salsicce, vari tipi di proteine ma fugge come la peste pane, panini, cornetti, brioche, fette biscottate, crackers e grissini.

Credo anche che in questo nostro contemporaneo rifiuto generalizzato per farine e carboidrati l’anoressia selettiva sia diventata contagiosa, veicolata dai contraddittori diktat del mainstream che colpevolizza la caccia e poi esalta le diete proteiche, che nega le differenze di genere e poi sostiene la superiorità della donna sull’uomo, che raccomanda il divieto di vietare e poi scatena i sensi di colpa in chi addenta un pezzo di pizza o un tramezzino.

C’è qualcosa di volgare nel carboidrato, oltre che di velenoso: questo anche sembra anche suggerire la cultura radical-snob del nostro tempo. Chi si sfamava di pane e pasta? I “poveracci”. Sotto sotto lo pensiamo senza avere il coraggio di dirlo. Oggi la gente “per bene” disdegna panetterie e forni; i veri borghesi non li incontrerai mai in pizzeria. A parole esaltano la dieta mediterranea dove la pizza margherita è sovrana, ma nei fatti la schifano con superiorità.

L’altro criminale del momento è il lievito, colpevole di gonfiature spesso forzate, artificiose dell’impasto a motivi commerciali. Più rapidamente la pizza lievita, più se ne produce e più si guadagna. Ergo, se proprio vuoi avvelenarti con la pizza, fallo con una pizza a lievitazione naturale di almeno 72 ore. Che non troverai mai in un locale “normale”, ma in locali rigorosamente bio, dunque selezionati e rarissimi etc etc.

Oggi ho reincontrato per caso un pane per tramezzini. Un volgare oggetto da supermercato in bista di cellophane, pieno di conservanti e lievitato a ritmo di rock ‘n roll. Il peggio del peggio secondo l’ecologismo nutrizionista del momento: la signora di cui sopra, allergica ai carboidrati, lo userebbe come spugnetta per lavare i piatti. Ebbene, maledetto tramezzino industriale. La sua forzata lievitazione, la sua artificiosa, diabolica fattura mi hanno sedotta senza ritorno: una morbidezza setosa, la texture di una nuvola e la consistenza accattivante di un piumone nelle notti di inverno. Elastico e carezzevole, tra i denti flessuoso e insieme carnoso, malleabile tra le dita e sul palato, mi ha ricordato che bisogna essere coraggiosamente controcorrente, oggi, per peccare di gola. Sì, ho divorato il pane industriale per tramezzini senza neppure farcirlo. E ho ripensato a quel pane di Gesù che certo non sarà stato contaminato di additivi e lieviti chimici, ma che ancora oggi veicola un promemoria, al di là del suo peso teologico: il pane è il lavoro dell’uomo, è il suo legame con la terra, alla faccia delle manipolazioni industriali. E’ la fatica magnificata in un premio dal sapore umile e perciò tanto più prezioso.

 

6 dicembre 2025

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