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COME SORRIDE UN BUON CRISTIANO

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Il professor Gianpiero Gamaleri è universalmente noto in Italia e anche all’estero, come uno dei massimi esperti di Marshall Mc Luhan e in genere come sociologo della comunicazione. Io lo conosco da oltre 40 anni, quando teneva il corso di Regìa e produzione televisiva allo SPICS, lo Studio Paolino della Comunicazione Sociale. Negli anni il nostro rapporto professionale è maturato in una bella amicizia, che ha coinvolto le rispettive famiglie, e io ho avuto così la fortuna di conoscere e di entrare in confidenza con sua moglie Ester, che è morta martedì scorso 14 ottobre dopo una lunga malattia.

Coppia molto unita, due figli e quattro nipoti, Gianpiero e Ester erano sposati da 59 anni. Lei era la sua guida anche professionale, la sua consigliera, la sua assistente qualificata. Nonostante l’amicizia, per me Gianpiero restava “il professore”, illuminato e competente, dotato di finissimo umorismo e acume, retore eccelso, inesauribilmente impegnato in progetti accademici ed editoriali e capace di mettermi ogni volta in leggera soggezione.

Sono andata a trovarli nel luglio scorso, quando Ester era già da tempo a letto e chissà quanto cosciente: distesa e addormentata. Un’immagine triste, come sempre quella dell’ammalato grave agli occhi del visitatore. Avrei potuto lasciarmi andare alla malinconia, e invece già allora “il professore” mi fulminò con una sconvolgente (per me) testimonianza di fede. Conoscevo già, in teoria, il suo irriducibile ottimismo cristiano. Del resto entrambi, da ragazzi, Gianpiero e Ester avevano frequentato a Milano il gruppo di don Giussani, coinvolgendosi in Gioventù Studentesca e lavorando per il mensile “Milano Studenti”. Ma alla resa dei conti, quando la vita diventa un percorso in salita, solo allora si capisce che c’è ottimismo e ottimismo.

Davanti alla moglie colpita dal male, “il professore” era sereno, come si è confermato pure al funerale dell’altro ieri alla chiesa romana di san Salvatore in Lauro.

Con semplicità, nel corso della visita di questa estate, mi confessò di avere avvertito, particolarmente e proprio nel periodo della malattia di Ester, la presenza tra loro dello Spirito Santo. Di avere realizzato soltanto in quel momento che il loro era un matrimonio a tre: loro sposi e Dio. E che proprio la malattia, paradossalmente, stava rivelando questa presenza. Non sono sicura di riportare fedelmente la profondità di quelle parole e di quella certezza. “Il professore” ha ripetuto lo stesso pensiero nelle parole di commiato dopo il funerale. Aggiungendo di essersi reinnamorato di sua moglie proprio durante la sofferenza, di averla trovata, grazie alla sofferenza, perfino bella.

Non si deve pensare al professor Gamaleri come al portatore di puerili illusioni, al rappresentante di un ottimismo sconsiderato e risibile. Negli anni avevo sperimentato la sua positività concreta. Ma le sue parole recenti su Ester e la sua malattia mi hanno mostrato improvvisamente su che cosa si fonda il cosiddetto ottimismo cristiano. Mi hanno fatto intravedere la profondità radicale di una fede che riesce a ribaltare tutte le prospettive terrene. E’ stata una testimonianza importante. Di fatto, ho conosciuto “il professore” soltanto adesso: al di là dei suoi impegni e del suo allure accademico, ho capito chi è e che cosa è un buon cristiano. Ho capito anche che la fede intreccia sempre amore e speranza, legandoli in un circolo virtuoso nel quale il male non ha mai l’ultima parola.
Grazie, per questo, a Ester e Gianpiero.

 

19 ottobre 2025

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