
Per ascoltare invece di leggere:
Io, se urto una persona per strada, chiedo scusa. Chiedo scusa in realtà anche se vengo urtata. Gomitate accidentali o involontari strusciamenti ne capitano. E credo che sia abitudine un po’ di tutti noi mormorare comunque un “sorry”, “scusi tanto”, a volte buttandoci dentro pure un mezzo sorriso a ulteriore discolpa. Gentilezza automatica, priva di reale intenzione giustificatoria: è piuttosto una pleonastica, non richiesta precisazione del fatto che non nessuno di noi (né il toccato né il toccante) stesse puntando ad approcci corsari.
Provate invece a urtare qualcuno quando siete alla guida di un’auto. Imprecazioni e insulti fioccano immediatamente dai finestrini, e se per caso ci si ferma, scendendo per controllare eventuali danni, il faccia a faccia è subito brutale. Dove è finita l’apparente civiltà dimostrata in occasione dell’urto casuale fra persone? Lo scontro fra automobili ci degrada da umani a belve, diveniamo controfigure delle nostre macchine, assumendo di fatto la loro anima metallica e dura. Eccoci trasformati in congegni brutali, non più dotati di voci, ma di ruggiti simili a rombi di motore, capaci della più sfrenata, disinibita aggressività
Ma perché dentro quella scatola di lamiera avviene questa inquietante metamorfosi? Si dirà: perché alla guida di un’automobile siamo tutti più tesi, sentiamo il peso della responsabilità di essere comunque – tutti – un potenziale pericolo per altri e di essere comunque – tutti – potenzialmente esposti a pericoli da parte di altri. Dunque i nostri nervi sono scoperti.
Sarà. Ora, la storia della letteratura e quella del cinema sono piene di casi di metamorfosi, dall’asino d’oro di Apuleio alla mosca di Cronenberg, dallo scarafaggio di Kafka ai lupi di Neil Jordan, eccetera. Ma le metamorfosi immaginarie non sono mai così brutte a vedersi come quelle reali di cui è contagiato il popolo automobilista. Ma diamoci una calmata, no? Che bisogno c’è di diventare ghepardi o orsi bruni solo perché siamo teoricamente al sicuro dentro quella corazza ferrosa? Ci illudiamo per questo di poter “asfaltare” (è il caso di dirlo) l’ antagonista che ci ha tamponati o strusciati? Ci dimentichiamo che anche lui sta coltivando una analoga illusione? Già nel 1950 un cartone animato di Walt Disney ironizzava sul tema, prendendo come protagonista Pippo, il più mite personaggio di tutta la banda, trasformato per l’occasione nel pacifico signor Quattropassi, gentile e dai sentimenti delicati, che però, non appena saliva a bordo della sua auto, si trasformava in un campione di animalesca aggressività.
Quando ci sentiamo così, stringendo un volante, ricordiamoci che l’aggressività è solo l’altro nome della debolezza. E se urtiamo l’auto di qualcun altro, chiediamogli scusa, ovvio. Chiediamo scusa anche se è l’altro ad averci urtato! Se non altro per veder spegnere la sua rabbia. Potrebbe essere divertente.
20 gennaio 2026
