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DICO QUELLO CHE MI PARE?

Per ascoltare invece di leggere:

Tempo fa coltivavo dentro di me una certa frase nell’attesa di poterla un giorno impunemente mettere in pratica: non vedo l’ora di diventare vecchia per poter dire tutto quello che mi pare.

Più divento vecchia e più mi rendo conto che accade proprio il contrario. Più invecchio e più sono indotta a  tacere. Perché spesso e volentieri non conviene a nessuno che io dica quello che penso, neppure a me, e anche perché spesso e volentieri non mi ascolta proprio nessuno.

Indipendentemente dall’età, quante volte, nella vita, possiamo permetterci di esprimere liberamente un’antipatia, un pensiero in contrasto col senso comune, uno slancio amoroso estemporaneo, un desiderio peccaminoso, un grido di ribellione agli stereotipi e alle convenzioni? Quanti rospi dobbiamo ingoiare in nome dell’ipocrisia, per difendere rapporti, buon senso, educazione e pace sociale?

Quante volte devo far finta che mi stia simpatica la signora snob, il conoscente logorroico, o di disapprovare un politico generalmente detestato che invece a me piace? Quante volte devo dire sottovoce che certi genitori non si accorgono di violentare i loro figli, che i genocidi, gli aborti e le inseminazioni eterologhe mi fanno orrore, che quel tizio è un narcisista senza speranza, che quell’altro è semplicemente uno stupido e un ingrato? Quanti vaffanculo ho represso?

Sogno che questa lunghissima lista di vaffanculo (o si dice vaffanculi?) cresca all’infinito come la pianta del fagiolo magico della fiaba e mi permetta, come il protagonista, di arrampicarmi fin oltre le nuvole per arrivare non nel castello fatato, ma nel liberatorio metaspazio dove tutto è lecito, specialmente a noi vecchi. Metaspazio di assoluta libertà, che però, a conti fatti, temo mi porterebbe nell’inferno dell’anarchia e di una jungla senza giustizia.

Ripiego allora inevitabilmente sul silenzio, dove ipocrisia e quieto vivere si cullano a vicenda, indisturbati.

E correggo allora l’antico mantra: per poter dire finalmente tutto quello che mi pare non vedo l’ora di trovare il coraggio di fingermi fuori di testa.

In conclusione, oramai la vecchiaia non basta più. Ci sono arrivata troppo tardi, purtroppo per me, quando i vecchi non incarnano più saggezza, ma sopravvivono benvoluti solo se si truccano da eterni giovani.

Per farci perdonare di essere noi stessi non ci resta che ricorrere alla follia.

 

12 settembre 2025

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