
Per ascoltare invece di leggere:
E va bene, ti ingannerà sui suoi sentimenti. Ipocrita, fingitore, ruffiano. Mi sono sempre chiesta come credere ai sentimenti di uno che frequenta il palcoscenico, e che è abituato a cambiare pelle a ogni spettacolo. “Quello è un attore”. Chi gli crede? Indossa sentimenti come costumi di scena, non ti fidare. Però almeno li immagina, i sentimenti. Deve fare questa ginnastica di immergersi nelle teste e nei cuori degli altri. Un esercizio che nessuno di noi sembra più abituato a fare.
Lo dico: preti e attori restano le categorie più umane. Beninteso i preti veri, quelli che per davvero credono in Dio, che non indossano la tonaca come una tuta da lavoro o un altro costume di scena. Preti e attori: traghettatori da un mondo a un altro. Dal visibile all’invisibile. Dal reale all’immaginario in nome dell’universale bisogno di consolazione. Ti pare poco? Chi frequenta l’umano non può essere fino in fondo disumano. A chi sfiora l’umanità deve per forza restargliene qualcosa attaccata addosso. Ovviamente alludo a chi la sfiora per davvero, per assumerla nel profondo. Per risultare veri bisogna davvero essere veri, da qualche parte di se stessi…
Ho tanti amici attori e attrici. Mi piace come mi sorridono, mi abbracciano, mi ringraziano di coinvolgerli anche in progetti modesti, piccoli, insignificanti. Stanno semplicemente blandendo il mio bisogno di gratificazione perché io “sono attrice” quanto e più di loro? O stanno blandendo il loro bisogno di consolazione, in cerca di un applauso comunque? Può anche darsi, tanto alla fine in scena ci stiamo tutti, la commedia la recitiamo comunque, chi meglio chi peggio.
Amo gli attori perché sono fragilissimi, come me. Perché mi portano dappertutto lasciandomi seduta sulla poltrona del teatro. Perché viaggiano al posto mio, perché si assumono la fatica, al posto mio e mentre sembra che mi lasciano tranquilla mi mostrano costellazioni E allora diventano potentissimi, sacerdoti del mistero dell’immaginazione, che è l’unica salvezza di fronte al dolore.
Alcuni sono famosi, osannati. E allora sono ancora più fragili. Altri non sono attori quanto vorrebbero, non riescono del tutto a vivere del loro talento, a essere riconosciuti per strada. E allora diventano un po’ più forti, ancora più ostinati e sicuri della loro missione a difesa della lingua, della parola, del sentimento… L’attore che quasi nessuno conosce è un missionario ancora più coraggioso.
Amo gli attori. Talmente umili da dimenticarsi – quando se ne dimenticano – di essere se stessi nell’attimo in cui si esibiscono riuscendo a essere qualcun altro. Certo, poi li ricompensa un applauso. Forse anche un certo cachet. Sarebbero per questo mercenari emotivi? Corpivendoli di se stessi?
Nel modo cosiddetto reale, oggi non c’è più nessuno, mi pare, capace di dimenticare se stesso anche solo per gioco, di non prendersi sul serio anche solo per un attimo. Amo gli attori perché a tal punto riescono a non prendersi sul serio, da assumere col massimo della serietà i drammi di qualcun altro, i drammi di tutti noi.b
Cari amici attori, vorrei rassicurarvi. Se vi basta uno spettatore solo, con me il vostro teatro non sarà mai vuoto.
20 dicembre 2025
