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FACCIAMO UN GIOCO

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La sera del 31 dicembre 2025 avevo radunato come ogni anno a casa mia alcuni amici e qualche conoscente aggiunto per festeggiare l’anno nuovo. Niente di che, eravamo solo undici. Casualmente il mio numero preferito, visto sono nata un giorno undici e visto che il dispari conferma che il mondo non è solo fatto “a coppie”. Non tutti si conoscevano tra loro e la conversazione inclinava pericolosamente verso quella superficialità un po’ tesa, un po’ forzosamente allegra e disinvolta di chi si espone a estranei cercando di mostrare il meglio di sé: descrizioni ammirate delle mete degli ultimi viaggi, qualche prudente quanto scontato accenno agli scandali ecologici o alla politica internazionale, osservazioni ritrite sul freddo di questi giorni o sul traffico in città etc. etc. Che noia. “Facciamo un gioco?” ho proposto d’impulso. Per un attimo hanno temuto tombola o Trivial Pursuit o Monopoli o mercante in fiera.

Li ho tranquillizzati: “Facciamo un gioco. A giro, a turno, in pochi minuti, presentiamoci ciascuno agli altri, visto che non tutti – eccetto me – ci conosciamo”. Hanno accettato, solo uno su undici ha cercato di “buttarla in caciara” con qualche battuta, e dopo avrei capito il perché. Il giro di auto-presentazioni è iniziato così tra un po’ di nervosismo e un po’ di scetticismo, più come atto di cortesia verso la padrona di casa che di reale fiducia nel meccanismo. E invece.

Gradatamente, tra una battuta imbarazzata e una risatina nervosa, piano piano, la verità di ciascuno -benché piccola, circoscritta al momento o a un singolo evento riferito- è emersa, rivelando anche, a sorpresa, particolari che io stessa – pur conoscendo tutti o quasi – ignoravo. L’anno è iniziato così con una inedita metamorfosi: un manipolo di estranei o quasi estranei addobbato a festa (lo smocking, i lustrini etc) si è trasformato in un gruppetto di persone che si sono guardate in faccia, che reincontrandosi anche per caso dopo qualche tempo, sarebbero state capaci di “riconoscersi” in una porzione di verità delle loro esistenze, avrebbero cioè ricordato di avere condiviso, momentaneamente, qualcosa di vero.

Solo quel signore che aveva cercato di distoglierci dal gioco è riuscito a sfuggire: invece di raccontarsi sinteticamente e attraverso pochi cenni o ricordi (anche la selezione degli eventi da riferire rivela molto di ciascuno di noi ), ha preferito, da avvocato quale è, esporre le sue idee astratte e risentite sui guasti della giustizia italiana. Insomma, da avvocato, è riuscito a svicolare. Ognuno ha diritto di restare segregato nella propria privacy e continuare a parlare di mete di vacanze. Però che noia.

Ho tentato di replicare il gioco in altre due occasioni, non a casa mia, con lo stesso numero contenuto di persone, e durante le quali occasini i discorsi oziosi e di circostanza mi stavano uccidendo di noia. In occasione della prima cena, al suo turno, un distinto signore si è letteralmente alzato da tavola millantando un impegno l’indomani all’alba, salutando tutti precipitosamente. Nella seconda occasione, una garbata signora mi ha anticipato: “Non sarà mica quella “roba” da alcolisti anonimi, in cui ciascuno dichiara da quanti giorni non tocca la bottiglia”? Risate e la proposta è naufragata. Non c’è stato bisogno di altro per capire che la signora non sarebbe stata al gioco comunque.

Morale: i consessi sociali (cene, parties, feste di compleanno, ricevimenti di matrimonio, apericene aziendali, saluti di fine anno ) sono occasioni d’oro per esercitarsi sull’ipocrisia del nulla mascherato di qualcosa. In questi casi le relazioni pubbliche servono per mantenere l’equilibrio della superficie, che certamente è un’arte, a dispetto però della persistenza – a volte scomoda-  della autenticità, ciò che  molti preferiscono tenere in qualche ripostiglio o che -peggio- neppure sanno di possedere. Tuttavia, l’invito a scendere in basso è un’altra di quelle “cose” marziane di cui vado fiera, ricordandomi che sono ancora umana. E così quel capodanno del 2026 resta per me un dolce ricordo di autenticità rispettosamente condivise e un augurio di un vero “buon anno” più trasparente e fiducioso.

 

5 luglio 2026

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