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FIGURE, FIGURINE E FIGURACCE


Per ascoltare invece di leggere:

Figure. Quelle su un libro illustrato, per esempio. Guardare le figure, era un libro bellissimo di Antonio Faeti, specialista di letteratura per l’infanzia. E poi le figure disegnate dalle ombre. E le figure snelle. E le figure di spicco. E le belle figure. Tutti vogliamo fare bella figura, apparire impeccabili, dare lezioni agli altri, è naturale. Sul lavoro, con gli amici, a un esame, perfino tra sconosciuti.

Poi ci sono le figurine. Soprattutto c’erano, un tempo. Le figurine dei concorsi a premi. I nostri nonni ricordano “il feroce saladino”, quando negli anni trenta l’Italia perse la testa per la scoppiettante e satirica trasmissione radio I quattro moschettieri e i suoi autori ebbero l’idea di collegare i personaggi del programma a una serie di figurine che venivano regalate insieme ai prodotti Buitoni e Perugina. Più prodotti si acquistavano, più album di figurine si collezionavano più premi si vincevano. Il problema era conquiestare la figurina del “feroce saladino”. Resa astutamente introvabile, o quasi.

E poi le figurine degli album dei calciatori, dei cartoni animati o queledeestinate alle ricerche di scienze o di storia… Un tempo si incollavano sugli album con la Coccoina. Oggi sono autoadesive: gli album non scricchiolano più.

Invece le figure … scricchiolano, a volte. La bella figura di un politico che alla fine si scopre corrotto, quella di una elegante signora che rimarca all’infinito con puntigliosità un’offesa invece di dimenticarla signorilmente, quella del vecchio amico che tradisce all’improvviso i suoi secondi fini. E allora queste belle figure diventano appunto figurine. Meglio rassegnarsi. Il punto è che non ci sono album dove incollarle. A parte che le si vorrebbe stracciare. Ma anche se ne stracci una, o dieci, o cento, se ne ripropongono sempre altre. Non resta che fare pace col fatto che la vita intera è un album di figurine.

E infine ci sono le figuracce. A cominciare dalle nostre, che collezioniamo sbagli, reazioni inconsulte, scelte impulsive, incidenti di percorso, ipocrisie, piccole menzogne. Non si salva nessuno. Tanto vale, di nuovo, rassegnarsi. Tanto vale accettare umilmente di essere tutti noi piccoli ritratti di umanità, pirandellianamente congelati in una espressione che riassume sommariamente le nostre migliori virtù e i nostri più miserevoli vizi: e di lasciarci incollare per l’eternità, in quelle diversificate immagini che abbiamo dato di noi – uno, nessuno, centomila – nei singoli album di tutti coloro che abbiamo incontrato. Figurine di noi stessi.

 

17 ottobre 2026

 

Nell’acquerello, due ritratti dal totem (un altro “album” di figurine) degli ex-dipendenti della Radio Vaticana: E.A. e A.C.

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