Per ascoltare invece di leggere:
Chi di noi non ha sperimentato la frustrazione di non essere apprezzato, rispettato, riconosciuto, amato come vorrebbe? Chi di noi non si è mai sentito, almeno una volta, sottovalutato, mal ricambiato nelle attenzioni, insomma non visto? Passare inosservati è una delle pene che Dante avrebbe dovuto inserire nel suo Inferno. Questa specie di mobbing sentimentale è quanto di peggio chiunque di noi possa subire: provenga da un amato che non ricambia, da un capufficio che non apprezza, da un amico che ha mille scuse pur di non fermarsi a fare due chiacchiere con te, da un figlio irrispettoso o insensibile.
L’indifferenza, insomma. E’ la peggior vendetta, si dice, ma, vista dall’altra parte, anche la più amara condanna. Non c’è difesa. A fronte del fiume di energie che dedichiamo per alimentare ciò che proviamo per qualcuno c’è il suo passare oltre, il suo non vedere.
Si può tuttavia cogliere l’occasione per sperimentare il brivido dell’invisibilità, che tutti abbiamo sognato, Invece di affannarci a far sopravvivere i nostri inutili sentimenti nella speranza che, se non siano ricambiati, siano almeno riconosciuti, beviamo fino in fondo l’amaro calice: giochiamo a scomparire da questo pianeta, con tutto il nostro bagaglio emozionale, facendo scomparire anche tutto ciò che al pianeta ci lega e ai suoi ingrati e ciechi abitanti. Assecondiamo la loro annoiata insofferenza e la loro disinvolta noncuranza: cancelliamoci, uniformandoci a quel niente che per tanti rappresentiamo. Chissà che il vuoto da noi lasciato finisca per essere più visibile perfino di noi stessi. Impariamo dal basso nell’orchestra, di cui ci accorgiamo solo quando non suona. Sparire e tacere. E con Amleto, chiedersi: essere o non essere?
5 dicembre 2025
