
Per ascoltare invece di leggere:
Scivola, sguscia, si inabissa tra i flutti, schiva squali, diavoli neri e balene. Un colpo di coda e via. Non che tu voglia pescarlo, vorresti casomai dialogare con lui. Macché. Muto. Come un pesce. Mille scaglie argentate ti seducono al primo giro. Il burocrate promette, rassicura, ingarbuglia, ti ammalia, ti mostra le pinne, le penne e la coda. Perché un po’ è pesce un po’ è anche uccello. Un po’ è pesce e un po’ anche sirena. Addestrato comunque a volare e a incantare. Governa schiere di gamberetti e cavallucci marini, disciplinatamente addestrati e fargli da scudo (“Il presidente la può ricevere, adesso”) presiede castelli sottomarini pieni di oscure meraviglie che in pochi hanno visto davvero
Il burocrate è un pesce che sorride, che distribuisce promesse e ne dilaziona il compimento. Il burocrate svia, svicola, ha sempre la risposta pronta, ha sempre un altro pesce cui rendere conto e a cui demandare le tue richieste (un vice pesce direttore generale, oppure un pesce capo dipartimento più competente di lui).
Il burocrate è un pesce senza memoria, dimentica di averti a sorpresa ustionato il polpaccio con la sua luminescente coda elettrica. Per questo ha sempre la faccia innocente. Da pesce.
Il burocrate è l’unico pesce talmente addestrato a non essere pescato, che sa come pescare gli uomini. Astutamente. Attenti perciò a non finire nella sua rete. Nessuno vi friggerà in padella ma rimarrete per sempre prigionieri, ad asfissiare nel fondo degli oscuri abissi di cui è indiscusso padrone.
13 aprile 2026
