
Per ascoltare invece di leggere:
Tutti noi abbiamo esperienza di certe fastidiose intrusioni. Partiamo dalle vespe, tanto per fare un esempio. Capita che decidano di costruirsi indisturbate il loro legittimo nido all’aperto, in un bosco, nel cavo di un albero o in una grotta. E stanno bene lì, nel loro mondo. Capita anche però che lentamente comincino a migrare verso i nostri sottotetto, tra un cornicione e una parete o nelle intercapedini. A volte è solo l’inizio di una inavvertita invasione. Prima due vespe in avanscoperta, poi altre due colonizzatrici, poi altre tre, altre cinque… Da principio si lasciano confondere con benefiche api, ci illudono di disporre anch’esse del prezioso miele e di contribuire così al benessere dell’ecosistema. Poi, migrando indisturbate e sempre più numerose da fuori a dentro, da arbusti, tane di roditori, buche nel terreno, siepi e rampicanti fino ai nostri balconi, capita che compiano atti terroristici contro un innocente ginocchio umano che le abbia inavvertitamente disturbate. Una volta insediatesi nei nostri territori – certe minacciose vespe, chiaramente non tutte- non restano nullafacenti, con le zampette in mano , per intenderci, ma lavorano incessantemente a espandere il loro ronzio, la loro ideologia. Sono anche loro creature di Dio, ma forse sarebbe meglio che si espandessero a debita distanza da noi. Loro vespe, noi umani. Siamo diversi, non possiamo addomesticarle come il gatto o i canarini.
Avvisano certi esperti (anche specialisti di rapporti inter-specie) che eliminare radicalmente e definitivamente un nido di vespe è un’operazione a rischio, nonché illusoria, specialmente se capita che si riesca a uccidere la regina, presumendo di avere così decapitato una intera comunità. Errore: si avrà solo creato una comunità più avvelenata e desiderosa di vendetta. Tutti gli interpreti raccomandano di affidarsi a guide esperte e a professionisti qualificati, che non si improvvisino vendicatori delle vespe terroriste e giustizieri per conto di tutta l’umanità.
Se poi capita che l’ingenuo vendicatore agisca senza consultarsi con i vicini di casa, allora sono guai e lo scontro si estende. La vespa difende il suo nido bombardato da insetticida a media gittata in modo più che aggressivo. Se il nido viene urtato, aperto o trattato in modo scorretto (molto politicamente scorretto), possono uscirne decine o centinaia di individui, possono inseguire la “minaccia” per lunghe distanze, possono colpire ripetutamente anche gli innocenti vicini e amici del vendicatore. Un trattamento così impulsivo e sconsiderato può non necessariamente eliminare la regina o, se invece ciò accade, può non impedire che venga nominato un suo successore, può spingere la colonia a ricostruire altrove il nido momentaneamente distrutto, causando infestazioni secondarie.
Risultato: il problema peggiora invece di risolversi.
E’ più facile addestrare le vespe alla democrazia e al rispetto dei diritti degli umani, piuttosto che sentirsi autorizzati a sterminarle o a privarle dei pungiglioni. Ma, anche ammesso che si estirpino 93 milioni di pungiglioni (tanti sono, solo per fare un esempio, gli abitanti un paese come l’Iran), non si potrà impedire che ne rispuntino altrettanti. Certe vespe si riproducono per imitazione, per partenogenesi, per sopravvivenza, per miracolo o semplicemente per rabbia.
E’ bene ricordarselo, prima di illudersi di poterle eliminare del tutto.
5 marzo 2026
