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IN BASSO E IN ALTO

L’avete sentita tutti la testimonianza di quel ragazzo scampato alla tragedia di Crans-Montana: “c’era uno sulle spalle di un altro che teneva in alto la bottiglia con la candelina pirotecnica verso il soffitto”…

Dalle scintille della candelina il soffitto ha preso fuoco… eccetera eccetera eccetera.

In un video, si vede uno di spalle che lancia qualcosa verso quel soffitto già infiammato, non si capisce se per cercare di spegnere il fuoco o in un gesto di inconsapevole esultanza: i più si stanno ancora divertendo.

Quei ragazzi e quel soffitto troppo basso. E se questa generazione non avesse prospettive, orizzonti, scopi? Se non fossero capaci di concepire le altezze, di desiderare di salire in alto, di preferire una torre di controllo o un grattacielo a una cantina assassina dentro cui illudersi di festeggiare il futuro?

Quei ragazzi  e il futuro. Tutti i ragazzi e il futuro, e il cielo. E se fossimo stati proprio noi, incapaci di indicarglielo? Capaci di dimenticarlo anche per noi stessi?

Un anno fa moriva un mio giovane amico tetraplegico, Carlo. Alla fine non muoveva che i polpastrelli, eppure su quel suo trono da disabile, eternamente seduto, riusciva a volare in alto. Ricordando Carlo, ma anche tutti quei ragazzi liberi di muoversi, andare, tornare, viaggiare, cui però non siamo stati capaci di insegnare a guardare veramente in alto.

 

4 gennaio 2026

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