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IN CHE SENSO VIGILIA

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Il 24 dicembre è la vigilia per antonomasia. Ma il 31, san Silvestro è se possibile ancora più vigilia: una specie di super-vigilia. Il 24 è la vigilia di un giorno, il 31 è la vigilia di un anno, vuoi mettere? Si dirà che il giorno di cui è vigilia il 24 è un giorno segnato dalla trascendenza, dalla venuta di Dio in terra. Dunque è la vigilia dell’eternità, dell’infinito, del paradiso o di come vuoi chiamarlo. Mentre il 31 è la vigilia di un giorno segnato da che? Dai resti del cotechino e delle lenticchie e dalle ceneri dei fuochi d’artificio.

Come che sia. Abbiamo bisogno di vigilie, di veglie in attesa dell’impossibile

L’etimologia di “vigilia” riporta proprio a “veglia”. La vigilia è il periodo in cui si sta svegli, aspettando qualcosa

Tutti abbiamo bisogno di aspettare. E non solo di brindare. Abbiamo bisogno di aspettare qualcosa che ci sconvolga, qualcuno cje ritoni.

A volte penso che il mondo cristiano, nonostante tutte le raccomandazioni di Gesù in persona (“Vegliate dunque, perché non sapete né il giorno, né l’ora in cui il Figlio dell’uomo verrà») non abbia più nulla da aspettare per il semplice fatto che il Messia è già venuto, si è già mostrato. La prima volta che mi sfiorò questo pensiero stavo leggendo Introduzione al Cristianesimo di Joseph Ratzinger: Ci chiediamo se non sarebbe stato quasi meglio che Dio ci avesse lasciati a una distanza infinita … rimanendo mistero continuamente inafferrabile.

Ci farebbe bene insomma non avere questo Dio così a portata di mano, così fedelmente raccontato dai vangeli e dalla Sindone di cui possiamo immaginare il volto e quasi la voce, da cui già abbiamo ricevuto direttamente il lascito fondamentale.

Vuoi mettere una religione che il Messia lo sta ancora aspettando, che se lo può immaginare, che trema nel timore che venga per fare giustizia del male compiuto? Ci credo che gli ebrei sono più giovani di noi (anche se storicamente più antichi), disposti a lottare per non lasciarsi strappare la terra promessa, per mantenersi popolo a dispetto della storia, degli esili e delle persecuzioni. Hanno la forza di chi ancora aspetta. Questo li autorizza, anzi li obbliga, a una speranza trascendentale

Se Dio deve ancora venire, l’attesa invade ogni momento della tua giornata. Sai che potresti incrociarlo al semaforo, al supermercato. Per forza devi stare vigile, aguzzare lo sguardo e tendere l’orecchio. La vigilia si riempie ogni momento di altezze vertiginose…

Noi cristiani, invece, siamo gli stanchi replicanti di una venuta gia avvenuta: per questo la nostra vigilia è fragile. Per questo la riempiamo di lenticchie e di champagne. Ci facciamo bastare l’anno nuovo come surrogato del futuro, come misera ipoteca sull’eterno.

Eppure, questa notte di san Silvestro, mi consola tanto. Da quando ero bambina. Sarà pure un fragile e illusorio confine fra prima e dopo, fra fine e inizio, ma mi ricorda che il tempo, anche se non esiste, segna sì il notsro destino  ma è anche il nostro giocattolo. Possiamo farne quello che vogliamo. O quasi.

 

31 dicembre 2025

 

In alto: dipinto di Jospeh Wright of Derby

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