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IN FILA PER DUE

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Pare che nel mondo tutto si regga sul numero pari: i tavoli, le sedie, pari e patta, la parità universale, pareggiamo i conti, siamo pari. Pari cioè in equilibrio. Su tre zampe infatti la sedia cade.

E poi le coppie. La società non si basa tanto sulla famiglia, che a un certo punto scoppia, è inevitabile, quanto sulla coppia, anche se a un certo punto può scoppiare pure quella.

Il nucleo si forma con le migliori intenzioni, la coppia fa progetti: avremo un bambino, che gioia, mettiamo su famiglia. Per qualche anno il ménage appare inscalfibile come il diamante. Poi i figli crescono, si ribellano, come è giusto che sia, la famiglia esplode e la coppia torna alla sacra dualità dell’inizio, nel nuovo stato però dell’anzianità incipiente.

In certi ambiti sociali ci si incontra a coppie, ci si confronta a coppie, si decide in coppia, si va in vacanza in coppia. “Una coppia di nostri amici…”E si declina al singolare. Come se i due fossero un tutt’uno. Ora, va bene l’amore, va bene l’indissolubilità del matrimonio, va bene che perfino Shakespeare nel suo poemetto La fenice e la tortora celebrò questa unione senza ritorno (“Two distincts, division none”) ma che noia, ragazzi

Sarà che vengo dal decennio delle “comuni” -non mi ci ritroverei, detesto i campeggi e anche le spiagge mediamente affollate – però cercate di rimanere individui.

Conosco persone sposate con altre persone (avrei fatto prima a dire coppie, ma mi rifiuto) in cui uno dei due è impercettibilmente ma (pare) consapevolmente succube dell’altro. La co-dipendenza genera mostri, tritoni o sirene dal sesso indefinito in cui uno domina e l’altro gode a farsi dominare. In nome delle questioni più pratiche e banali beninteso: “non sa regolarsi col cibo, è come un bambino”, oppure “non è in grado di pagare una bolletta, se non ci fossi io…” Eccetera.

Sul fronte femminile, se sei moglie di qualcuno, tutto bene. Se sei single, vedova, zitella o separata, subisci l’inevitabile compassione altrui. Accade ancora oggi. Sul versante maschile va leggermente meglio: se t presenti solo e conservi un aspetto minimamente accettabile puoi passare per play-boy, ti è concessa l’individualità e il diritto di autodeterminarti come persona.

Ancora oggi, il numero dispari comunque inquieta, mette in difficoltà, disorienta. E invece il dispari è la fantasia del mondo, è l’eversione, la differenza, lo squilibrio creativo.

Sarà che sono stata ragazza nel decennio delle “comitive”, dentro le quali al massimo c’erano un paio di “coppiette”. Gli altri erano tutti dispari, magari in cerca di …pareggiarsi, ma non necessariamente.

Dispareggiamo il mondo! Il che non vuol dire “divorziate tutti”. Azzeriamo le co-dipendenze: dovrebbe essere risaputo che solo chi è libero davvero sarà libero di incatenarsi a qualcun altro!

 

 

16 luglio 2025

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