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LA FINE DELLA STORIA, LA FINE DI UNA STORIA

Non so quale sia la ragione che spinge un assassino a tornare sul luogo del delitto, o un artista a ripetere spesso lo stesso soggetto. Caravaggio ha dipinto più di un Bacco, chissà se ossessionato dal vino, dai cesti di frutta o solo dai suoi modelli. Chopin sfornava continuamente  Notturni, certamente a placare una qualche sua inguaribile depressione. Bellocchio ce l’ha con il caso Moro. E dopo il sorprendente e ben costruito Buongiorno Notte, ecco  il più tormentato Esterno Notte, già al cinema in settembre, ora su Rai Uno in tre puntate.

Condivido con Bellocchio la stessa “ossessione”, se così si può definire e se posso permettermi il paragone, avendo dedicato a questo cupo episodio della nostra storia due “piccoli” romanzi semi-autobiofgrafici: Tutti bravi ragazzi  (2003) e Purpurea la voce (2008). Il motivo è che del sequestro Moro sono stata testimone involontaria: l’evento avvenne quasi sotto casa mia e ha in pratica diviso in due la mia vita, per la catena di consapevolezze che innescò nei miei anni giovanili. Ero una ignara studentessa di filosofia, con la testa piena solo di teorie e improvvisamente la storia fece irruzione sotto le mie finestre. A svegliarmi.

Ogni volta che mi reimmergo nel racconto di quei giorni mi si rinnova il trauma di quel brusco quanto inevitabile risveglio. Non solo il banale trauma acustico della scarica di mitra e delle successive sirene di polizia, carabinieri, autoambulanze… Non solo il trauma di quei giorni grigi, brancolanti di incertezza e paura quando vivevamo sotto assedio, all’università così come nei nostri tranquilli quartieri o nei convulsi palazzi del potere. Neppure il trauma di quel momento storico arrivato quasi al culmine, in Italia come nel resto del mondo, e di cui non avevamo nessuna consapevolezza (quella polarizzazione ideologica che nel nostro paese assunse inevitabilmente aspetti più radicali e più drammatici), quanto il trauma della fine delle illusioni.

Il secondo film di Bellocchio mi aiuta proprio a ripercorrere questa “fine”, che ogni volta mi commuove di più, forse perché, negli anni, sempre più mi appare chiara la coincidenza con la fine di quella mia ingenua giovinezza. Quante “fini” ritroviamo del resto in questo film: la fine del progetto di Moro di dare una svolta storica al governo del nostro paese, condividendolo con i comunisti, la fine delle Brigate Rosse, travolte dai loro stessi deliranti sogni di riscatto del proletariato, forse la fine dello stesso proletariato, la successiva fine della DC e del PC… Sbagliati o giusti che fossero, ritroviamo in questo film la fine dei sogni di tanti. Comunque la raccontiamo, ci incagliamo invariabilmente nella amara conclusione di un capitolo della nostra storia che riassume in sé tante altre conclusioni, personali e collettive.

Bellocchio ha scelto a ragione il punto di vista esterno dei vari protagonisti: Zaccagnini segretario DC sconvolto dai rimorsi, Cossiga Ministro del’Interno in crisi, Eleonora moglie delusa e agguerrita, Paolo VI pontefice dolente e impotente, brigatisti incatenati fino all’ultimo a scelte senza ritorno. Solo dall’esterno si può sbirciare infatti dentro la tragedia e caderci dentro rimanendone in qualche modo immuni, permettendosi di immaginare liberamente quello che va oltre la semplice, meticolosa ricostruzione dei fatti.

D’altra parte, a raccontare e testimoniare una fine difficilmente si può restare totalmente “in equilibrio”, perfettamente neutri. Ogni fine ci coinvolge e ci sconvolge. Tanto più se si fa affidamento su attori eccelsi come Fabrizio Gifuni, Fausto Russo Alesi, la stessa Margherita Buy. E c ome tutti gli altri. Davvero imponenti, ciascuno al proprio posto perfetto. Se questa ennesima splendida ricostruzione celebra la drammatica fine di una stagione del nostro paese, è altrettanto vero che la vicenda Moro è una storia priva di fine e anche di finale, e che proprio per questo continuerà a prestarsi a infinite reinterpretazioni e riletture. Personalmente me lo auguro, attendendo da Bellocchio la sua terza prova sullo stesso tema.

 

15 novembre 2022

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