Close

La GRAnde lezione del GRA

Per ascoltare invece di leggere:

Ieri mi sono immessa nel GRA, il Grande Raccordo Anulare, per arrivare da Roma Nord a Roma Sud Est (Tor Vergata). A Roma si dice “ho preso il Raccordo” Non sono una frequentatrice abituale dell’autostrada che circonda la capitale, sia perché non ho occasione di grandi e frequenti spostamenti, sia perché anche in questi casi preferisco attraversare il centro, benché sempre intasato come ben sanno tutti i romani, ma certamente più vario e interessante del monotono anello A90.

Al raccordo sono stati dedicati vari studi e almeno un film-documentario, diretto da Gianfranco Rosi, Sacro GRA, interessantissimo dossier su tutti coloro che vi vivono a ridosso. Questa preziosa arteria di circa 70 chilometri che decongestiona il traffico romano trova nel suo acronimo una singolare coincidenza con il nome di Eugenio Gra, l’ingegnere dell’ANAS che nel dopoguerra ne fu il principale ideatore. Un tempo il GRA abbracciava Roma, oggi Roma è tracimata e molti suoi quartieri abbracciano il  raccordo o gli stanno addosso come gatti infreddoliti al termosifone. La sua particolarità resta la forma circolare, facilmente individuabile su mappe e piante. Le sue “uscite” in direzione delle altrettante grandi vie e relativi quartieri sono trentatre: rappresentano un compendio sulle grandi consolari romane e una conferma che prima o poi davvero tutte le strade portano a Roma. O anche partono da Roma (verso tutte le direzioni). Molte altre città del mondo possono certamente vantare analoghi raccordi autostradali di forma circolare, ma Roma non si meritava di meno, con l’allusione alla perfezione che il cerchio evoca: equidistanza dal centro, forze centripete e centrifughe, equilibrio e capacità di contenere (ma anche di escludere). Roma non poteva che essere racchiusa in un anello ideale e dal suo centro veder partire a raggiera tutte le sue storiche arterie: Aurelia, Trionfale, Cassia, Flaminia, Salaria, Nomentana, Tiburtina, Prenestina, Casilina, Tuscolana, Appia, Laurentina, Pontina, Ostiense…. Tutte le direzioni: verso il mare e poi verso il Nord, verso l’antica via Francigena e la vicina Tuscia , poi in direzione di Mentana e DI Tivoli e ancora verso Tor Vergata e i Castelli e l’aeroporto di Ciampino e il santuario del Divino Amore, e infine Ostia e Fiumicino cioè, di nuovo, il mare…

Mi immetto uscendo dalla Flaminia, dunque. Vado. Mi attrezzo per quella specifica sensazione vagamente ipnotica che ogni tratto autostradale, nella sua grigia monotonia, mi trasmette, inibendomi perfino quella doverosa attenzione che qualsiasi automobilista dovrebbe mantenere elevata, soprattutto in una arteria ad alta velocità. Temo invece di rischiare di addormentarmi. E’ per questo che non amo il raccordo e le autostrade in genere. Il rettilineo stordisce, benché le bellezze del paesaggio e la particolarità delle numerose borgate spontaneee e dei capannoni industriali farebbero il possibile per stuzzicare rispettivamente la mia curiosità e il mio disgusto. Così fra lo stordimento soporifero dell’asfalto e la provocazione del contorno, non so quale sia il rischio maggiore.

Come che sia, vado. Dopo qualche chilometro, alla mia sinistra in lontananza vedo i monti azzurri dei castelli. Ancora qualche chilometro e i monti azzurri sono miracolosamente di fronte a me.

Per un attimo mi sento una convinta rappresentante della astronomia tolemaica, una del XIV secolo, convinta che il sole giri intorno alla terra. Per un attimo giurerei che i castelli si siano spostati, non c’è altra spiegazione evidente, visto che io sono sempre andata diritta, a parte qualche impercettibile curva. Ecco il punto, il paradosso geometrico incarnato superbamente dal GRA. Quando il raggio di un cerchio è grande, la curvatura diventa così piccola da risultare impercettibile ai sensi umani. Per lo stesso motivo non percepiamo la sfericità della Terra e fidandosi dei proprio sensi, qualcuno arriva ancora oggi a sostenere che la Terra è piatta. Ma tutto questo ce lo spiega la geometria.  Il promemoria più importante è un altro: ad andare in tondo, ci si può illudere di andare diritti. Detto altrimenti: chi va dritto per la sua strada, spesso e volentieri non si accorge che sta solo girando su se stesso, rischiando alla fine di tornare al punto di partenza. Insomma anche muovendoci, possiamo a volte dimenticare che in realtà stiamo fermi.

 

26 maggio 2026    

2 thoughts on “La GRAnde lezione del GRA

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *