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LA SCOMODA “BELLEZZA” DEL MALE

Per ascoltare invece di leggere:

Rileggo Viola Norimberga, raccolta di poesie di Letizia Leone ispirate agli esperimenti medici compiuti nei lager dai criminali nazisti. Versi fortissimi, “versi senza anestesia”, come scrive l’autrice. Versi stranianti che inducono a chiedersi: perché poetare di quegli orrori e non della rosa e del ciclamino, come si suppone facciano o facessero un tempo tutti i poeti?

Detto altrimenti: si può immaginare una distanza maggiore e più lacerante come quella fra la crudeltà, il cinismo, l’orrore da una parte e la poesia dall’altra? La famosa domanda di Theodor Adorno (dopo Auschwitz sarà ancora possibile la poesia?) sembra avere in questi versi di Letizia Leone non solo una risposta chiara e positiva ( sì, la poesia non sarà solo possibile, ma anche necessaria), ma sembra rivelarsi una domanda oziosa e tendenziosa: impossibile non vedere che crudeltà e bellezza coesistono fianco a fianco nel cuore dell’uomo, che sono impastati insieme, anche se ci rassicurerebbe avere la conferma del contrario. L’arte ci consola dell’orrore, è il balsamo che lo rende più sopportabile. Ma nello stesso tempo (forse è ancora più duro da accettare) è proprio la parte oscura dell’uomo ad alimentare e “giustificare” la sua ricerca di bellezza.

Il male fa notizia, come sanno tutti i consumatori di cronaca nera e non solo. In prima pagina ci finisce il mostro, non lo sconosciuto eroe quotidiano. E se la banalità del male teorizzata da Hannah Arendt lo vede insidiosamente, inevitabilmente diffuso nella vita di ogni giorno, perpetrato da uomini incapaci di coscienza e di senso critico, continua a esser vero che il male in realtà non è quasi mai banale, ma al contrario fantasioso, visionario, creativo, in qualche modo “artistico”, dotato di una sua “contro-bellezza”. In Il diavolo e il buon Dio di Sartre resta memorabile lo scambio di battute fra i protagonisti

-Perché fai il male, sempre il male?

-Ma perché il bene già esiste. Io invento.

I versi terribili, nello stesso carnali di Letizia Leone riferiti agli orrori nazisti (“il rovescio di queste carte è la carne”) ci testimoniano che è vero anche l’opposto: il rovescio di ogni carne violentata sono le carte poetiche che riscattano la bruttura del mondo. Se odio e violenza generano raccapriccio è anche vero che ispirano il necessario ritorno all’umanità. Che il poeta (grazie al poeta!) porta a compimento coi suoi versi coraggiosi.

Viola Norimberga di Letizia Leone è stato pubblicato nel 2018 da Edizioni Progetto Cultura. Rileggiamolo!

 

28 settembre 2025

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