
Per ascoltare invece di leggere:
Vi ricordate l’era delle mascherine? La scomparsa delle bocche. Ci scrissi un racconto, proprio così intitolato, oggi seppellito tra i ricordi degli errori e degli orrori di quel 2020. Nemmeno i baci potevamo più scambiarci.
C’è una “canzone scanzonata” di Franco 126 che la canta insieme a Giorgio Poi, Nottetempo. Un verso dice così: vorrei parlare ma non trovo la bocca. In quel 2020 poteva anche capitare: non trovarla o dimenticarsi di averla, la bocca, e finire per rinunciare a dire quello che avevamo sullo stomaco, o peggio ancora accorgersi che avevamo esaurito gli argomenti e che da dire non c’era proprio più niente.
La scomparsa delle bocche è un dramma eterno dell’umanità. Covid o non Covid. Investe miliardi di persone su questo pianeta. La bocca, superbo strumento a fiato capace in teoria di eseguire mirabili sinfonie di parole e di veicolare pensieri solo attraverso il passaggio dell’aria, le vibrazioni delle corde vocali e il collegamento col cervello, è in infiniti casi ridotto a una misera fessura respiratoria. Quanta gente sulla terra ha la bocca cucita, pur avendo voce? Quanta gente non può permettersi neppure un sorriso?
Rossetti o filler di acido ialuronico non bastano a resuscitare le bocche, a rendere loro giustizia, a restituire loro la funzione principale, che non si riduce all’estetica o alla seduzione, ma consiste nel far parlare davvero le persone, rendendo ascoltabili richieste, bisogni, grida di allarme… Accanto ai senza-voce, categoria di diseredati di ogni età, condizione, provenienza (poveri, migranti, barboni, minori abusati e sfruttati, disabili, detenuti, anziani soli, popolazioni vittime di regimi totalitari, perseguitati politici…) accanto ai senza-voce ci sono i senza-bocca. O con bocche completamente disabilitate, in pratica invisibili. Condizione assai peggiore del bavaglio o della mascherina, la disabilitazione o la scomparsa delle bocche crea un handicap che paradossalmente è riconoscibile a fatica.
Da quasi due mesi si è aperta una piccola ma inquietante voragine sotto casa mia, lasciando scoperti cavi di varie utenze. Da circa due mesi è in corso un rimpallo di responsabilità fra i condominii della strada, definita “privata con passaggio pubblico”, e il Comune di Roma, XIV circoscrizione. Da circa due mesi parliamo con le istituzioni – o meglio cerchiamo di parlare- invocando un intervento di riparazione, ma la sensazione è proprio quella di non avere le bocche. Oppure che altri non abbiano più orecchi.
Domanda: c’è qualcuno che non ascolta più o siamo noi che abbiamo disimparato a parlare? Può darsi che piano piano si stia perdendo la capacità di interrogarsi e di interrogare, di farsi sentire, abituati come siamo a dialogare solo con le macchine, nel silenzio o al massimo nel ticchettìo di fredde tastiere…?
Che allora alla scomparsa delle bocche corrisponda il potenziamento dei polpastrelli? Lunghe dita prensili, onnipotenti, comunicative e magiche a cui demanderemo sempre più e sempre più in via esclusiva tutta la nostra capacità comunicativa. Noi come Starfinger, il supereroe della DC Comics che proietta raggi energetici dalle sua cinque dita: fra elettricità, raggi congelanti, forza esplosiva, raggi chimici o energia sconosciuta, forse riusciremo, noi stessi, a riparare la nostra voragine nell’asfalto con un semplice tocco, e senza che i pubblici funzionari si accorgano delle nostre invocazioni e senza soprattutto che di conseguenza si scomodino dalle loro scrivanie. Per quel giorno recupereremo le bocche anche per un sorriso. Sempre che la voragine non ci abbia inghiottiti prima.
23 febbraio 2026
