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LA TRASPARENZA DEI CORPI

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Hai un piccolo disturbo. Un dolorino a un fianco. Sciatica? Colica renale? Oppure una spalla irrigidita, non riesci ad aprire la portiera dell’automobile. Ti sembra di sentire meno bene da un orecchio, di vedere meno bene da un occhio. Eccetera. Vai dal medico. In genere si incomincia con quello che un tempo si chiamava “medico di famiglia”. Che in genere neppure ti guarda e ti prescrive subito una visita specialistica. Poi ti raccomandi al Padreterno nella speranza che questa visita ti venga concessa prima che il piccolo disturbo si trasformi in malattia conclamata. Solitamente, e fatte salve le dovute eccezioni, neppure lo specialista ti guarda o ti palpa troppo. Quasi subito ti prescrive un’indagine supertecnologica: TAC, PET, RM, RX ECO, ECG… Non si fida più dei suoi occhi e della sua mano. Delega automaticamente la sua competenza a un partner meccanico. Anche qui, solita raccomandazione al Padreterno che tale esame ti venga concesso in tempi ragionevoli. E infine, arrivi di fronte al macchinario. Lodevoli i progressi dell’ingegneria medica negli ultimi anni: le diagnosi sono sempre più precise e tempestive, attraverso l’individuazione esatta delle più varie disfunzionalità. Poi sta allo specialista tirare la linea, suggerendo cure e rimedi, anche se di recente qualcuno ha iniziato a delegare all’Intelligenza Artificiale anche il riassunto delle indagini e la proposta delle possibili terapie.

Ma, il macchinario, dicevamo.

Già gli arrivi di fronte con il languorino della fifa che stiano per diagnosticarti chissà quale infezione aliena, ma questi prodigi tecnologici fanno davvero di tutto per intimorirti ancora di più. A metà fra componenti di astronavi e robot extraterrestri, dotati di bracci meccanici e piattaforme rotanti, rendono il gabinetto di analisi più simile all’anticamera di imbarco su un razzo NASA, all’andito di una base lunare o alla camera di decompressone di un sommergibile che a un semplice studio medico.
E tu parti.

”Stia fermo”. “Non respiri”. “Se soffre di attacchi di panico prema il pulsante, la liberiamo”: un raggio insidioso ti esplora, per latitudine, per longitudine, per diritto, per rovescio… Un inquietante panoptikon ti fissa, ma il suo sguardo non è restituibile. Si accende una spia rossa, una spia verde. “Pensi a un panorama tropicale” sussurra soave il tecnico nell’interfono. E intanto in cuffia un fracasso infernale come se fossi nella pancia della betoniera prossimo ad essere macinato insieme a un quintale di cemento, se già non ti macinasse l’ansia.

Tutto a posto. Bene o male l’indagine termina.

L’inquietudine non nasce però dall’attesa del referto o dalla minacciosa tecnologia diagnostica contemporanea, che pure dobbiamo benedire per la sua efficacia e le sue capacità preventive, ma si scatena piuttosto subito dopo, quando prendi coscienza di quanto il tuo corpo sia diventato permeabile, anzi trasparente.

Pensavi di esserlo solo a beneficio dei neutrini provenienti dallo spazio profondo, capaci di attraversarti con la stessa disinvoltura con cui tu attraversi il casello autostradale se hai il Telepass.

Non bastano i neutrini.

Ora c’è anche l’occhio del macchinario alieno che ti entra più in profondità del bisturi o del trapano del dentista senza neppure sfiorarti. E ti fotografa dove nessuno potrebbe mai sbirciare neppure di sfuggita.

Voglio dunque affermare con forza che c’è qualcosa di inverecondo nella medicina contemporanea. Niente di nuovo sotto il sole in tempi così disinvoltamente pornografici, ma tutto ha un limite. Qui si rovesciano i termini del pudore comunemente inteso. Fino a poco tempo fa pensavamo resistessero margini di riservatezza anche in un sito porno e che il massimo fosse la nudità: nel sito porno si esibisce chi si vuole liberamente esibire.

La diagnostica contemporanea scava sotto la nudità, nell’invisibile di noi stessi, e malgrado noi stessi, perché il nostro beneplacito è basato solo sulla nostra ignoranza. In realtà nessuno di noi sa esattamente quanto e che cosa esibirà di se stesso, e fino a che punto. Altro che psicanalisi.

Una seduta di psicoanalisi non rilascia fotografie. Una banale ecografia sì.

L’ecografo come il più spudorato guardone dei nostri tempi, è il solo che possa guardare dove gli pare potendo permettersi l’indifferenza del camice bianco.

C’è qualcosa di perverso dunque nella medicina contemporanea: ci esplora talmente a fondo da farci credere che noi umani non abbiamo più segreti: trasparenti come angeli! Da farci illudere che possiamo resistere all’assenza di mistero, convivendo, come se niente fosse, con il dark side di noi stessi. Ma non è così.

Da quando so di essere teoricamente esplorabile come una delle grotte di Castellana o come l’Antro del Corchia, so che da qualche parte di me potrebbero essere leggibili dettagli sulla mia morte.

E non è pornografia questa?

 

27 luglio 2025

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