
Per ascoltare invece di leggere
Ma come fanno i farmacisti? E i commercialisti? (Come fanno i marinai diceva la vecchia canzone). Come fanno? Me lo dovrebbero spiegare, mentre profondo verso di loro la mia più sentita gratitudine e sempiterna ammirazione. Hanno a che fare con infiniti nomi di farmaci, sigle e dosaggi gli uni, con formule, numeri, scadenze gli altri. Ai miei occhi sono lavori ingrati, ma spero per loro che vi trovino la poesia della vita. Memorizzare altro che non siano i versi di una poesia o le dosi della pizza per me sarebbe impossibile, un’azione priva di senso e di scopo. Sapere che nel mondo c’è invece chi compie al mio posto e per mio beneficio funzioni essenziali quanto noiose mi rasserena e risveglia la mia attenzione verso una serie di altri mestieri svolti per lo più nella penombra, apparentemente privi di qualsiasi gratificazione emotiva. Per chi li compie.
A pensarci però, qualsiasi mestiere accade dietro le quinte, presuppone processi complicati e invisibili affinché qualcuno o molti di noi semplifichino le proprie giornate. Dietro ogni gesto semplice c’è un meccanismo spaventosamente complicato. A ognuno il suo. Il farmacista studia anni formule chimiche per farmi passare un mal di testa. Il commercialista se la vede con imposte sui redditi, consumi e risparmi per aiutarmi a compilare il 730. E perché io vada a dormire tranquilla in entrambi i casi.
Ma non sono i soli.
Come fanno i marinai e come fanno i raccoglitori e gli smaltitori di rifiuti, gli addetti alla pulizia di scene del crimine, gli impiegati degli uffici postali, i cuochi e i camerieri che lavorano fino a tarda notte, gli addetti ai call center, i piloti che cambiano continuamente fuso orario, i badanti che cambiano pannoloni ai nostri nonni, i fornai che iniziano a lavorare quando noi andiamo a dormire, i secondini nelle carceri….
Non sono lavori ingrati solo i lavori poco creativi o pesanti o pericolosi. Tutti i lavori sono potenzialmente ingrati se nessuno pensa alla fatica, alla specializzazione, alla quantità di competenze e di sacrificio che comportano.
L’Italia è una repubblica fondata sul lavoro, recita l’articolo 1 della Costituzione, stracitato. Dovrebbe essere fondata non solo sulla tutela dei lavoratori, sul diritto al lavoro per tutti, sul riconoscimento della pari dignità di ogni lavoro ma anche sulla consapevolezza delle infinite occupazioni, manuali e intellettuali, che fanno il tessuto delle nostre giornate.
Ogni minimo gesto che compiamo da quando ci alziamo dal letto al mattino a quando ci torniamo la sera deve qualcosa all’impegno lavorativo di qualcuno. Mancando il quale, saremmo persi.
Schiacciare l’interruttore per accendere la luce sembra un gesto semplice quanto scontato. Invece dietro c’è un mondo e un’infinità di gente: fisica, chimica, industria, aziende, operai, ingegneri, anatomia, fisiologia, meccanica, oltre al minimo impegno della falange del nostro dito che ci illude di essere noi, gli unici responsabili del lampadario che si accende. Non è così.
8 agosto 2025
