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Da qualche ora so cercando di domare quella parte retrograda, ignorante e ottusa di me stessa che, da civis romana si ostina a dimenticare che per esempio Aureliano, passato come imperatore romano, nacque in Turchia, che uno dei suoi predecessori come Alessandro Severo, era libanese, che Adriano e Traiano venivano dalla Spagna. Eccetera. Che c’è di stano? L’impero era ormai talmente vasto, aveva conquistato, contagiato e inglobato terre tanto lontane e popoli tanto diversi che anche gli stranieri erano romani.
Dunque che c’è di strano se perfino il prossimo sindaco di New York è musulmano, è nato in Africa e ha origini asiatiche? La storia proprio non mi ha insegnato nulla? Non mi ha insegnato che l’impero a stelle e strisce, analogamente a quello di Roma, ha conquistato, contagiato e inglobato orgogliosamente genti tanto lontane e diverse da vederle adesso non più solo genericamente frammiste ai newyorkesi di origine europea, ma perfino ai vertici delle proprie istituzioni?
Che c’è di strano se la New York di Manhattan e della guerra di secessione, della statua della libertà e degli emigranti europei, dei grattacieli e del ponte di Brooklyn, dei gangster e del proibizionismo, della grande depressione e del maccartismo, dei Kennedy e di Martin Luther King, della beat generation e di Rudolph Giuliani , di Robert De Niro e dell’Empire State Building, di Central Park e di Woody Allen, del Guggenhein e della Carnegie Hall, del jazz e dell’hip hop… avrà un sindaco che crede in Allah, quello stesso Allah in cui credevano i terroristi dell 11 settembre? Il cerchio si è chiuso, la storia anche. La parabola della conquista del mondo intero da parte dell’occidente ha qui il suo emblematico contrappasso: chi troppo in alto sal cade sovente… precipitevolissimevolmente. E’ la stessa parabola del capitalismo infinito, che a un certo punto implode dentro se stesso. La colonizzazione culturale a suon di rock e coca-cola si ritrova coi propri simboli usurpati e forse capovolti. Ben ci sta. Hanno poco da esultare le sinistre vedendo in Zohoran Mamdami la vittoria del progressismo e hanno poco da deprimersi le destre vedendo una pericolosa apertura degli Stati Uniti a forze aliene. Il fenomeno era inevitabile. Se c’è chi oggi vede un verme nella Grande Mela non si accorge che il verme non è né un eroe né un parassita, ma semplicemente una mutazione genetica della stessa mela.
6 novembre 2025
