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NIENTE DI NUOVO SOTTO IL SOLE

Per ascoltare invece di leggere:

Basta, ormai il gioco è vecchio. E non c’è niente di più vecchio di ciò che appare nuovissimo. L’ultima moda lo conferma: pochi mesi ed è già passata. L’oggetto più cool del momento non ci mette niente a diventare anticaglia datata, più o meno come una bomboniera o un telefono a gettone (Che peraltro possono essere salvati ed ascritti nel catalogo degli oggetti “vintage”).

Giornalisti e scrittori hanno preso il vizio di dialogare con l’Intelligenza Artificiale. Una moda già pronta a diventare ripetitiva e obsoleta. Ne so qualcosa perché il mio amico Giovanni Federico firmava già due anni fa una sua conversazione con IA nell’ambito della rassegna “Le interviste impossibili al Tordinona”, da me curata. Due anni fa l’idea era nuova: parlare con l’Altro Assoluto, il misterioso fantasma tecnologico che a detta di molti sta rischiando di surclassare il genere umano voleva essere una provocazione e un’allerta. Nel caso di Federico esperimento pienamente riuscito.

Qualche settimana fa – due anni dopo il “gioco” portato in scena al Tordinona – è stato presentato fa a Roma lo spettacolo di Nadia Carlomagno “IO e L’IA” — peraltro stesso titolo della performance di Federico- progetto sostenuto dall’Università Suor Orsola Benincasa di Napoli. Il 1° maggio scorso il Corriere della Sera ha pubblicato una lunga intervista-dialogo in cui Walter Veltroni ha interrogato Claude (l’IA della società americana Anthropic) su temi vari: Dio, la morte, il mare, la solitudine.

Cari Nadia Carlomagno e Walter Veltroni, spettabile Università suor Orsola Benincasa e Corriere della Sera, a parte il fatto che siete arrivati secondi, vorrei avvisarvi che davvero non c’è bisogno di tirare in ballo la ormai troppo citata Intelligenza Artificiale per evocare i nostri fantasmi. Dialogate con la macchinetta del caffè, sarete più innovativi e apparirete sul piano tecnologico, un po’ meno parvenues. Il dialogo con l’altro da sé ha radici profonde nella letteratura e ovviamente nella psicanalisi: da Leopardi col suo Dialogo tra un venditore di almanacchi e un passeggere, a Giorgio Gaber col Dialogo tra un impiegato e un non so, per finire a Sigmund Freud che ci ha aperto il vaso di Pandora del dialogo con la parte sommersa di noi stessi, è tutto un rimestare nel fondo delle nostre ossessioni e paure. Non a caso il dialogo di Veltroni è apparso, a detta di molti, più un autoritratto di Veltroni che un’indagine sulla macchina. E non poteva essere diversamente, visto che, perlomeno allo stato attuale, l’Intelligenza Artificiale non è che uno specchio. Ci restituisce all’incirca quello che già sappiamo – o che altri sanno e hanno sistematizzato in un immenso archivio digitale – Le sue risposte non possono ancora travalicare le nostre domande. Dunque, piuttosto che ripetere un gesto così radical e trend e a quanto pare già abusato, inventiamoci qualcos’altro, per guardarci allo specchio. In fondo, letteratura, cinema, teatro, arte in genere non fanno che questo: farci accettare una versione di noi stessi il meno deformata possibile. Noi stessi in bella copia, più informati e rassicurati sulle nostre certezze: questo ci propone l’Intelligenza Artificiale se ci illudiamo di interrogarla sui massimi sistemi o sull’esistenza di Dio. Tanto vale confidarci col rasoio elettrico o un tostapane. Questo vale per oggi, beninteso. Ma se domani sarò smentita non dovrà dirmelo certo l’Intelligenza Artificiale.

 

12 maggio 2026

2 thoughts on “NIENTE DI NUOVO SOTTO IL SOLE

  1. Antonino D'Anna

    Il problema di fondo è che io, te, tutti gli “insaccati” come li chiama Bender, il robot di Futurama venuto dal 3000, è che siamo sentimenti e sensazioni, prese di posizione, principi. Io, te e gli altri insaccati possiamo litigare, rappacificarci, fare l’amore, odiarci. L’Ia no. L’Ia è programmata per dare delle “non risposte”, sempre ben limate, mai appuntite, per soddisfare tutti. Ma non ha un’opinione, non sa dirti se è di destra o sinistra, progressista o conservatrice, non sa se oggi sia una bella giornata o se sia meteoropatica. E il dramma è che comincio a vedere post nei quali leggo: “Ho chiesto l’opinione all’Ia”, cosa di una tristezza unica perché abbiamo delegato il pensiero non ad una fonte umana o culturale o quello che vuoi tu, ma ad una macchina che non pensa. Che pena.

    1. lauradmin

      Attenzione, Antonino, non la leggerei necessariamente così. Io penso che IA stia diventando la materializzazione della NOOSFERA teorizzata da Theilard de Chardin, ovvero il risultato evolutivo dell’interconnessione di tutte le menti umane. Anchein questo caso nulla di nuovo sotto il sole. In fondo IA è un prodotto umano. E non dobbiamo dimenticare Terenzio: “homo sum, et nihil humani a me alienum puto”. Mi dirai che questo vale purtroppo anche per Auschwitz.

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