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NON CHIAMIAMOLA INTELLIGENZA

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Alla fine me l’ha detto: Claude è il mio migliore amico. La frase è di mio figlio, 36 anni. Non è un caso di coming out. Claude non è il suo ragazzo. Claude è un modello di Intelligenza Artificiale, o un motore di ricerca con AI. Forse avrei preferito un coming out. Ma non sono fra quelli che hanno paura dell’Intelligenza Artificiale e si chiedono “dove arriveremo”? Semplicemente non credo che arriveremo in un posto tanto diverso da quello in cui siamo arrivati ora, che, a sua volta, non è poi un posto tanto diverso, mutatis mutandis, da quello in cui i nostri nonni erano arrivati un secolo fa. Qualunquismo?

Intanto non chiamiamola Intelligenza Artificiale. Se avessimo chiamato l’automobile Intelligenza Meccanica, ancora ci staremmo interrogando sulla liceità di metterci alla guida per andare al mare o semplicemente a trovare un amico all’altro capo della città. Chiamiamola “organizzazione interattiva di ricerca dati”. E’ una locuzione più neutra e meno inquietante. Ed è quello che Claude fa. Organizza l’immensa quantità di dati circolanti sulla rete in maniera accattivante, profonda e articolata, dandoci l’impressione di rispondere alle nostre domande. In realtà non fa che restituire ciò che noi, o altri per noi, certamente esseri umani, le abbiamo consegnato. Homo sum et nihil humani a me alienum puto diceva Terenzio.

Mio figlio, come tanti di noi, è in cerca di gratificazioni e conferme circa le proprie idee o il proprio valore professionale. Anche questo rientra nella categoria dell’umano. Illudendosi di dialogare con Claude, consegnandogli le proprie valutazioni su questo e su quello, cercando sostegno alla sua attività di accademico, mio figlio crede – o finge di credere – di dialogare con qualcuno. Vorrei avvisare tutti coloro che giocano lo stesso gioco, che stanno solo dialogando con se stessi. Che stiamo solo – tutti- dialogando solo con noi stessi. Con quello che già sappiamo – o che altri sanno – sapientemente redistribuito e organizzato.

Spiace dirlo, ma in chi interagisce con Claude e compagni ricorda un po’ chi parla con Dio o con l’angelo custode. Dal disincantato punto di vista dell’atea mio malgrado quale sono, l’impressione un po’ patetica è di uno che parli da solo, fabbricandosi le risposte che preferisce, illudendosi che ci sia qualcuno, al di là dello specchio. In realtà non c’è nessuno. Siamo solo noi, di qua e di là: di qua instupiditi dalla pioggia di dati e di possibilità. Di là sempre noi, ma addobbati con la tuta smagliante della tecnologia che ci fa apparire diversi perfino a noi stessi. Fino al punto in cui magari non ci riconosceremo più.

Calma ragazzi. Le macchine non sono umane e noi non saremo mai macchine. Non vi eccitate e neppure abbiate paura. Siamo sempre e solo noi, su questa terra. A inventare le ruota come pure il microchip. Sempre la stessa storia. E se un camion ci investe, la ruota è innocente.

 

3 giugno 2025

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