Per ascoltare invece di leggere:
Non nominare il nome della poesia invano. Perché se la nomini, sparisce.
Io ho conosciuto parecchi poeti, o sedicenti tali. Poeti titolati, come tali universalmente riconosciuti, e poeti “autoctoni”, che tali si definiscono avendo pubblicato versi. Non c’è nulla però che li renda riconoscibili come nel caso di alcune altre professioni, e la cosa fa pensare. Per esempio il medico indossa il camice, il magistrato la toga, il vigile la divisa, l’attrice parla sempre con una voce intensa, il fotografo brandisce spesso una Nikon, l’indossatrice cammina in un certo modo… Il poeta da che cosa lo riconosci?
Ma poi perché dovrebbe esserci qualcuno con l’esclusiva della poesia? A che titolo uno è poeta e un altro no? Solo perché il primo scrive cose ritenute poetiche e gliele pubblicano mentre l’altro è un mezzo analfabeta? Ma io conosco persone ignoranti che dicono e fanno cose poetiche. (Cose che magari i poeti non fanno mai, tipo zappare un’aiuola).
A volte mi sono sentita dire “che poetico il tuo augurio, la tua foto, il tuo messaggio” o anche “hai espresso un pensiero poetico”, o perfino “sei una donna poetica”.
Forse bisognerebbe cercare le persone poetiche, più che i poeti.
I quali spesso se la tirano. Le persone poetiche possono esserlo per caso, esserlo un giorno sì e uno no, non esserlo per una vita intera e diventarlo all’improvviso, o esserlo per un attimo soltanto, quello decisivo.
Non si può essere poeti una volta per sempre: è un delitto bollare qualcuno con questa impegnativa etichetta, e ancora peggio è autoassegnarsela. Al massimo si possono scrivere cose che provocano brividi.
Così come non si possono contrassegnare i poeti, tanto meno si può nominare la poesia.
Perché come la nomini la spiegazzi, la sporchi, la imbratti di enfasi (che è il narcisismo delle parole), la offendi di tautologie, di già detto. Parlare di poesia è come imburrare il burro.
Direi che alla poesia si adatta meglio il silenzio, quello affine alla preghiera, e ai poeti la mimesi di chi si disperde per il mondo, confondendosi con barboni e agenti di borsa, con chi spegne il fuoco e con chi lo accende. In fondo tacere e disperdersi è la vocazione della verità.
30 dicembre 2025
