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ORDINE O DISORDINE?

Tante mie amiche e conoscenti vantano in casa loro cucine che sembrano sale operatorie, laboratori di analisi e perfino astronavi: apparecchiature tecnologiche, lucide superfici di acciaio, razionalissimi incolonnamenti di contenitori, neppure un oggetto fuori posto. La mia cucina è un groviglio di pentolame, tazze, cuccume, la vecchia credenza dei bisnonni in bella vista, il tavolo tarlato. Non voglio dire di vivere nella cucina di un’osteria, ma certamente nel cuore della storia sì. Quella della mia famiglia.

Se potessi scegliere, esteticamente anche io preferirei un ambiente asettico, senza alcun segno del passato, ma proiettato solo verso il futuro. Ma la cucina che cos’è se non uno spazio intriso di odori, tradizioni, ricordi e antiche ricette ereditate da mamme, zie e nonne? Non ho scelto io la mia cucina caotica e ingombra: è lei che ha scelto me. E’ il mio passato che mi addenta ai polpacci.

Gli chef stellati (orrenda espressione) si mostrano in televisione in ambienti chirurgici, operando in camice e guanti appunto come luminari della scienza. Io, se non mi sporco, non creo. Se non lascio riempire l’ambiente di vapori, odori, esalazioni, puzza di bruciato o di fritto, muoio soffocata. E lo so che è un paradosso. Se non affogo nel caos, non mi diverto.

Non c’è alcun metodo, neppure un briciolo di ordine nella mia cucina. (Neppure sulla scrivania, in camera da letto, nel resto della casa, se è per questo). Ammetto che a volte è complicato star dietro a flussi di utensili e di ortaggi, di salse e di frullini. Neppure mi ricordo dove vado a stipare la riserva di zucchero o di alici sott’olio.

Ma “il disordine dà qualche speranza. L’ordine nessuna. Niente è più ordinato del vuoto” scriveva Marcello Marchesi.

E allora: ordine o disordine? Simmetria o asimmetria, dunque? Pari o dispari? Dimmi come organizzi i tuoi spazi e ti dirò chi sei.

Non voglio stabilire graduatorie, sostenere che cosa sia meglio, chi sia più bravo o più efficiente nella gestione di una casa o della propria vita. Però mi sembra onesto evidenziare le differenze e mettere dei confini. Così come è giusto li mettano gli altri. Che tengano alla larga il mio disordine, hanno ragione. Io mi dissocio dal loro ordine. Che quando è troppo è troppo. Anzi, sospetto. Anche chi scrivendo al computer formatta il testo a destra mi dà da pensare. Troppa simmetria denuncia paura dell’imprevisto, resistenza al nuovo, impermeabilità ai mutamenti.

Lo so di apparire altrettanto sospetta, nella mia gestione programmaticamente “zingaresca” di pensieri e cose. Lo so che “pareggiare” i conti significa stabilire un ordine, reclamare un equilibrio, invocare una stabilità. Il punto che sfugge agli “ordinati” è che anche il mondo pare sia nato da una clamorosa eccezione nell’ordine precedente, da un imprevisto particolare sfuggito al sistema. Insomma dal caos. Anche il jazz è nato fuori dal pentagramma. Forse da qualcuno che non conosceva neppure la musica.

Perciò non escludo che dal caos della mia cucina possa nascere un giorno qualcosa di rivoluzionario. Perfino dalla crostata riuscita male. Chi può dirlo?

 

20 ottobre 2025

3 thoughts on “ORDINE O DISORDINE?

  1. Antonella Crocetti

    Io sono per l’ ordine nove su dieci! Senza togliere scrivania in disordine spesso… per il resto se lascio disordinato mi si “imbroglia” il cervello! ‍♂️

  2. Antonino D'Anna

    Negli anni ’50 l’Olivetti produsse Graphika, una Lexikon 80 capace di scrivere con la proporzionale, cioè di scrivere giustificato. Un capolavoro di meccanica di delicata costituzione e difficilissimo da riparare (e infatti oggi le Graphika in funzione si contano sulla punta delle dita). Già negli anni ’40 l’IBM aveva sviluppato una serie di macchine per scrivere elettriche che giustificavano il paragrafo al punto che Churchill scrisse a Roosevelt una cosa del genere “Va bene che le nostre comunicazioni sono importanti, ma addirittura stamparle…”. Erano battute a macchina come le sue, ma gli inglesi non avevano macchine che giustificavano il paragrafo.
    Alla fine degli anni ’60 l’IBM produsse un’evoluzione della Selectric, la macchina a pallina da golf. Nacque la Selectric Composer che scrive giustificato come la Graphika, ed è anch’esso un esercizio di progettazione straordinario. Vennero poi negli anni ’80 i word processor e oggi i programmi di videoscrittura che giustificano il paragrafo su ambo i margini in modo perfetto. E tu mi dici che siamo gente sospettosa, noi giustificanti? Mah…

    1. lauradmin

      Quanta sapienza e quanto amore “tipografico” nel tuo commento, caro Antonino. Grazie. Non volevo offendere voi “giustificanti” e insieme a voi tutta la tecnologia Olivetti, IBM etc. Ognuno ha i suoi gusti. Io, di fronte a un testo incolonnato perfettamente a destra e a sinistra mi sento in trappola. Sospetto, per contagio, che potrebbe farmi sentire in trappola anche chi in quelle che a me sembrano trappole, si sente invece a proprio agio.

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