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OTTO INTERROGATIVI SUL NATALE

Per ascoltare invece di leggere:

  1. Perché ogni anno arriva un po’ prima? Ce lo siamo già chiesto e ci siamo già risposti. Per bieche ragioni commerciali: cominciare prima possibile a vendere torroni e panettoni induce noi poveri consumatori a desiderarli prima del tempo e dunque ad acquistarne di più. Salvo poi nausearci. Ergo le aziende farebbero bene a frenare questa smania concorrenziale, anche perché diversamente finiranno per “vendere” cose di Natale già da febbraio. E noi tutti a ritrovarci a vivere un Natale senza fine, dove ogni giorno sarebbe Natale e dunque dove nessun giorno lo sarebbe più.

 

  1. Perché esporre, sotto alberi di Natale allestiti in negozi, condominii, uffici, aziende, supermercati, luoghi pubblici in genere etc pacchetti “di facciata”, insomma vuoti? Scatole infiocchettate per alludere ai regali che faremo o che riceveremo… Sono “non oggetti” di una tristezza sconfinata, che offendono il senso sacro e intimo del dono autentico. Sono fantasmi di regali, regali senza destinatario e senza mittente, che mettono in scena un finto Natale di nessuno, dove nessuno regala niente a nessuno. Se in questi non-luoghi qualcuno vuole dare un segno di Natale, non sarebbe meglio farsi bastare il solo albero addobbato?

 

  1. Dove si comperavano le palline di una volta, quelle di vetro fragilissimo? E dove, nel caso, i nostalgici potrebbero trovarle ancora oggi? Oggi, le vistose e un po’ becere decorazioni di platica per l’albero si trovano in tutti i grandi magazzini, supermercati, empori cinesi, insomma ovunque. A differenza dei generi alimentari però sono perlomeno articoli stagionali. Ma le palline di vetro di un tempo dove si potevano acquistare? Io ho un vago ricordo di cartolerie molto fornite che nell’ultimo mese dell’anno cambiavano mercanzia ed esponevano con discrezione questa preziosa merce in scatole di cartone altrettanto leggero, a scomparti separati, con la sola protezione di qualche ciuffo di paglia, trucioli di legno o segatura. Umili materiali per proteggere sfere soffiate, leggerissime e preziose: già l’imballaggio era un promemoria molto “democratico” sul confine tra ciò che costa poco e ciò che non ha prezzo.

 

  1. Domanda simile alla precedente: e i giochi pirotecnici di Capodanno? Dove si acquistavano? Le stelline scintillanti, le girandole, le fontane, i vulcani, i bengala, i razzi e i petardi? Anche in questo caso oggi se ne trova ampia scelta in grandi magazzini, supermercati e mercatini natalizi, con tutte le dovute garanzie di legge. Un tempo invece anche la diffusione di questi oggetti era più discreta, sottotraccia, quasi fuori legge. Per questo ho l’impressione che li tenesse da parte, non particolarmente esposti in negozio, qualche tabacchino compiacente e complice. Senza fare troppa pubblicità a un’attività di cui si conosceva, cercando di tacerla, la pericolosità potenziale. Il che la rendeva molto più attraente, in proibita e temeraria.

 

  1. Perché ci sono persone che non ti filano per un anno intero e ricompaiono a Natale con i soliti auguri di circostanza? Qualcuno potrebbe dirmi: accontentati che ti pensino almeno una volta l’anno, ingoiati il tuo cinismo, accetta e ricambia. Lo faccio, ma vorrei capire la dinamica. Evidentemente anche per chi non crede, Natale rappresenta un valore universale di umanità, ed è la prova che Gesù, quand’anche non sia stato davvero il figlio di Dio, ne è stato l’equivalente, visto che in mezzo mondo la sua nascita è ancora un promemoria di amore cosmico. E allora chi ti ha dimenticato per mesi, si sente in diritto/dovere di informarti che un pensierino per te lo conserva sempre, che tu mantieni uno spazietto nel suo cuore, esattamente come quella vecchia statuina scolorita e mezza rotta fa sempre parte del presepe, e non ci si sogna di buttarla nel secchio, quasi fosse un sacrilegio. E va bene, grazie di risparmiarmi il secchio del dimenticatoio, ma sappia, chi mi fa questo genere di auguri, che sta implacabilmente diminuendo la mia autostima, facendomi sentire comunque una statuina mezza rotta, risparmiata al suo triste destino solo per pietà.

 

  1. Perché c’è sempre qualcuno che a metà dicembre ti dice “e se non ci sentiamo PRIMA, buon Natale”?????????? Non sarebbe meglio regalare un buon Natale senza condizioni? Perché mai, se si vedessimo un’altra volta, non potremmo ripetercelo? Perché mai il “buon Natale” precedente o la replica successiva dovrebbero perdere valore? Che cos’è questa atroce burocratizzazione dell’augurio? Questa ipoteca messa sulla possibilità di incontrarci, questa implicita ammissione che potrà essere solo il caso a farci incontrare di nuovo, perché noi, sotto sotto, già sappiamo che non ci impegneremo affinché accada? Non tradiamo questa indifferenza, diciamoci “buon Natale” comunque.

 

  1. Perché c’è sempre qualcuno che ti chiede “che fai a Natale”? La mia risposta è sempre la stessa: “quello che faccio sempre. Mi alzo, faccio colazione, esco per una passeggiata…” Eccetera. Poterlo fare autenticamente, con la coscienza di azioni quotidiane solitamente trascinate per inerzia sarebbe già tanto. Poterlo fare con consapevolezza e semplicità nella cornice del periodo eccezionale, se davvero lo riteniamo eccezionale, sarebbe tutto.

Invece, se proprio vogliamo considerare Natale un periodo di vacanza, proviamo a ricordarci che la parola vacanza deriva dal verbo latino “vacare”, “essere vuoto”, che a sua volta deriva dall’aggettivo “vacuum”, appunto “vuoto”. Perché non riusciamo mai a fare vuoto, neppure a Natale? Anche con le persone attorno, perché non riusciamo a fare vuoto dentro, a fare spazio a qualcosa? Perché abbiamo bisogno di riempire ogni spazio libero? Che fai a Natale? A Natale non faccio niente, grazie.

 

  1. Perché la frenesia? Perché il traffico, le corse per i regali, le scadenze, perché sentire il dovere di scusarsi per qualche impegno mancato in quanto “sono giorni difficili per tutti”? Per la stessa ragione di cui sopra, non potrebbero invece essere giorni facili, distesi, sorridenti, calmi, anzi vuoti? Anche nel presepe, anche nella folla di statuine inclusive -il negretto, il disabile, il galeotto redento, l’immigrato clandestino etc – c’è una radura necessaria: ed è proprio nella cavità della grotta, nel vuoto della grotta, a voler ben vedere, che nasce il bambino.

 

 

22 dicembre 2025

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