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PASQUINO DOVE SEI

 

 

Per ascoltare invece di leggere:

Sono passata nella vecchia piazza di Parione, a Roma, oggi piazza Pasquino, e gli ho dato un’occhiata di gratitudine. A lui, a Pasquino. Che divenne Pasquino soprattutto nella Roma papalina, quando sul suo corpo di marmo venivano appesi velenosi messaggi e aperte denunce contro l’arroganza, la corruzione, gli abusi del potere temporale e di personaggi pubblici. Pasquino raffigurava in origine un guerriero greco, che gli esperti sostengono dovesse sostenere il corpo morto di un compagno. Mutilato e con la faccia consumata, oggi è l’immagine perfetta della satira di ogni tempo, che, nonostante tutti i bavagli, gli impedimenti, gli handicap riesce a far sentire la sua voce potente.

Passando, ho cercato di guardarlo in faccia. Pur cercando di immaginare il gruppo scolpito di cui doveva far parte, in realtà sembra voltare la testa per non vedere, disgustato dagli orrori. In realtà “ci vedeva benissimo”. Denunciava le colpe, i vizi, gli orrori dei potenti. L’altro paradosso è la consumazione della sua faccia, erosa dal tempo: la bocca sembra rientrata nel marmo, come di chi volesse ingoiarsi quanto sta per dire. Così non è stato, per fortuna, e non è, perché nel corso dei secoli c’è, ancora oggi, chi cerca di far parlare Pasquino, apponendo sul suo corpo mutilato di marmo, invettive contro governi, politici, autorità ottuse, corrotte, conniventi e malavitose.

Però, povero Pasquino. Oggi, chi lo sente? E soprattutto chi ne ha bisogno? Chi ha bisogno cioè di una oscura voce della coscienza popolare, forte del proprio anonimato universale e del mistero circa il suo autore o i suoi autori? (Voglio ricordare in proposito, con gratitudine, il magistrale film di Luigi Magni Nell’anno del Signore, che divaga sulle imprese di un immaginario Pasquino, coinvolto con le lotte carbonare nella Roma del reazionario papa Leone XII).

Del resto ci sono stati e ci sono oggi Pasquini in carne e ossa che hanno tecnicamente ereditato molto bene la sua missione, almeno in teoria. Beppe Grillo, quando calcava i palcoscenici, era un suo epigono? E Maurizio Crozza come lo definiremmo? E Antonio Albanese? E Ascanio Celestini? Eccetera. Pasquini teatrali, televisivi, mediatici che si scagliano contro le scelte dissennate dei governi attuali. Ma la domanda è quanta autentica presa hanno in effetti sulla coscienza di tutti noi, quanta effettiva e proficua inquietudine arrivano a diffondere. A quanto pare, Pasquino all’epoca non stuzzicava solo chi era al potere, ma irrobustiva anche la coscienza di chi il potere lo subiva.

Passandogli davanti l’altro giorno, ho cercato di rubargli uno sguardo. Che come la bocca è affossato nell’impenetrabilità del marmo. Fai sentire la tua voce, Pasquino. Così muta, ma tanto eloquente. Ma lui non guarda da nessuna parte, non dà soddisfazione.

Un tempo bastava la tua piazza. Oggi ne abbiamo migliaia: digitali, social, talk show, podcast. Povero Pasquino e poveri Pasquini: la satira si perde nel rumore di fondo. Parlare non è difficile. Difficile è essere ascoltati senza dover urlare. Caro Pasquino, a te serviva almeno una notte per redigere la tua denuncia affilata e approfondita, oggi hai da essere Pasquino in tempo reale, per colpire nel segno; devi parlare in fretta, rischiando di conseguenza l’emotività di pancia, la superficialità inutile. Tu avevi il potente di turno da colpire, beato te. E il bersaglio ti era chiaro. Oggi ti darebbero un’etichetta, usandoti gli uni contro gli altri, fazione contro fazione, partito contro partito. Oggi nessuno crede più a niente, passeresti come una voce fra tante, un qualunque qualunquista, povero Pasquino. Tu eri una statua in una piazza, attorno a te si radunava gente, persone arrabbiate, esasperate, stanche a condividere uno spazio vero, a guardarsi in faccia. Oggi sei sminuzzato in milioni di schermi, in mezzo a milioni di altri Pasquini

Tanti Pasquini, nessun Pasquino. Una volta la satira un po’ ci addestrava a ridere. Oggi, di che potremmo ridere, se pure amaramente? A volerti resuscitare, caro Pasquino, oggi dovremmo recuperare la lezione del vecchio attore: quando tutti urlano, tu parla basso. Oppure taci. Povero Pasquino, poveri noi.

 

21 febbraio 2026

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