Per ascoltare invece di leggere:
Però è strano. Una protesta così trasversale (ci includo anche le pur dubbie intenzioni dei partecipanti alla Global Flottilla) non si era mai vista. Ci saranno pure forti connotazioni politiche interne (la non troppo nascosta intenzione di mettere sotto accusa il governo italiano per il mancato riconoscimento dello stato di Palestina) ma è una delle poche occasioni in cui tanta gente si è mobilitata per altra gente.
Sì, vengono in mente i cortei pacifisti contro la guerra in Vietnam. Ma erano parzialmente interessati: i ragazzi di allora non volevano andare a morire in guerra. E avevano ragione. Vinee in mente la generosa mobilitazione degli angeli del fango nel 1966 in occasione dell’alluvione di Firenze, ragazzi di ogni parte d’Italia e anche dell’estero, che si adoperarono per mettere in salvo cose e persone e per aiutare la ricostruzione.
Ma una partecipazione così allargata (a diversi apesi in contemporanea) e soprattutto in buona parte disinteressata fa pensare. Fa pensare che nel mondo “mediatizzato” nessun orrore è più nascondibile. Quell’orrore, beninteso, che i media decidono di raccontare. Va detto che in contemporanea a quello di Gaza avvengono altri orrori, soprattutto nel continente africano che non hanno mai l’onore di una denuncia e tanto meno di una telecamera. E comunque. Se al tempo di Hitler fosse esistito il sistema mediatico di oggi la tragedia dei lager forse sarebbe durata meno e avrebbe avuto esiti meno devastanti. Nessun tedesco avrebbe potuto dire “Io non sapevo”. Oggi tutti sappiamo. L’orrore è su tutti i nostri schermi, grandi e piccioli, da parete , da scrivania e da tasca, arriva nei salotti, negli uffici e soprattutto nelle coscienze.
Certo, fa male vedere come certe occasioni nate bene poi degenerino, perché evidentemente scendere in piazza comporta poi per certe persone l’irresistibile tentazione di approfittare della circostanza, per scatenare tutte le proprie frustrazioni e la propria rabbia. Ma è belo vedere che per una volta non si protesta per ottenere aumento di salario, diritto di aborto o maggiori riconoscimenti per le comunità LGBT +, ma perché si chiede la fine delle sofferenze per altri.
Come la metti la metti, le manifestazioni simultanee d protesta pro Pal, al di là di inevitabili strumentalizzazioni politiche, sono come una preghiera finalmente disinteressata al padreterno: non “fammi la grazia”, ma “fai loro la grazia”. Non “salvaci” ma “salvali”. E contemporaneamente salva noi dalla condanna di dover assistere inermi a tanta ingiustizia e a tanta vergogna.
3 ottobre 2025
