Close

PICCOLO TEATRO GRANDE SPETTACOLO

Per ascoltare invece di leggere: 

Una vicenda paradossale e appassionante in un piccolo teatro romano. Vista ieri l’altro.+ Unica replica. Paradossale anche questo. Uno spettacolo di allestimento solo in apparenza semplice costa forse poco alla produzione, ma tantissimo agli attori, che faticano mesi per metterlo in piedi ( basti pensare solo alla memorizzazione) e poi non possono ammortizzare o ottimizzare la loro fatica  in replica successive ma devono rassegnarsi a bruciarlo in una sera

In compenso abbiamo bruciato noi spettatori di una strana, amara tenerezza, senza perderci una battuta e sperando che lo spettacolo durasse anche di più. Evidentemente è vero che “nello spazio piccolo c’è il teatro buono”, come recita lo slogan di Altrove Teatro Studio, piccolo locale ricavato in un garage non lontano dalle Mura Vaticane, tra il Quartiere Trionfale e l’Aurelio, in un’area in realtà davvero scarsa di teatri, piuttosto caratterizzata, da sempre, da un appeal prevalentemente commerciale.

La vicenda narrata in Tabù di Nicola Manzari fa pensare al dramma di Antigone, che viveva il conflitto fra la legge degli uomini e la legge del cuore. E induce a riflettere sulla giustizia in generale, ingiusta per definizione, spesso disumana.

Vicenda grottesca, ma anche tragica, raccontata con ironia e recitata con intelligenza, humor e sensibilità. Un magistrato viene incriminato per atti osceni e stupro ai danni di una tredicenne. L’antefatto è raccontato secondo la liturgia processuale: è lo stesso magistrato a presentare al pubblico la storia, vestendo egli stesso i panni ora del pubblico ministero, ora dell’avvocato difensore, ora del giudice, ora dell’imputato. Fino al colpo di scena dell’ingresso della tredicenne che, secondo le regole del “teatro nel teatro”, viene presentata dal protagonista come l’attrice che è e che in realtà ha più di tredici anni… Come che sia, pian piano si esce dal tribunale metaforico e l’intreccio fortemente psicologico della vicenda prende vita autonomamente. Capiamo che è la tredicenne ad avere “adescato” ambiguamente il magistrato secondo un piano preciso: avendo visto in lui una straordinaria somiglianza con il proprio padre da poco scomparso, la ragazza vuole ad ogni costo acquisirlo come padre “putativo”. Il magistrato inizialmente resiste alla bizzarria del progetto, poi pian piano cede alla seduzione ingenua e insieme implacabile della ragazza, che riesce a far emergere nell’uomo il rimpianto per una paternità mancata. Tra i due si instaura un legame potente, insieme assurdo e naturalissimo, perverso e anche pulito, teso e dolcissimo, visto ovviamente con sospetto e osteggiato dalla giustizia, e che li condurrà inevitabilmente a un NON-lieto fine.

Carlo Valli nel ruolo del magistrato e Natalia Pina in quello della ragazza ci hanno accompagnati con lievità e naturalezza ora ai bordi del dramma, ora a quelli della commedia. La delicata oscillazione fra questi due opposti generi e fra ambienti emotivi così agli antipodi è in genere garanzia dell’eccellenza di un testo, ma non sempre si trovano attori altrettanto eccellenti quali invece si sono rivelati i nostri in scena, guidati peraltro dalla regìa equilibrata e discreta di Gianluigi Fogacci. E’ un peccato perciò non poter rivedere a breve questo piccolo, arguto capolavoro, che segnalo con entusiasmo nell’eventualità qualcuno riuscisse a intercettarlo nuovamente all’Altrove o anche… altrove!

15 dicembre 2025

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *