Per ascoltare invece di leggere:
Prima della primavera c’è la mimosa. Non è un appunto da diario di fanciullina romantica, è una annotazione botanico-emotiva per metereopatici.
Vi stanno intristendo giornate eternamente grigie? Siete ormai quasi saturi di temperature intorno allo zero? Non ne potete più di inzupparvi di piogge senza fine? La primavera è ancora di là da venire ma la mimosa, fioritura improvvisa quanto estemporanea, vi rassicura: anche stavolta passerà. Così come ogni cosa. Come sempre.
E viene in mente una delle battute conclusive dello splendido film di Luchino Visconti Gruppo di famiglia: “C’è una cosa che Konrad non ha fatto in tempo a sapere … Era troppo giovane per avere imparato questa ennesima bruttura: che anche il dolore è labile, come tutto il resto”.
Non ho mai capito – e nello stesso tempo ho sempre enormemente apprezzato – la follia, lo spreco, la stranezza di un fiore che esplode improvvisamente in pieno inverno – anche senza alcuna cura, da certi alberi con tronchi nerissimi, ed è festosamente rassegnato a sfiorire in poche settimane.
Forse è il modo che il Padreterno ha di rassicurarci: ha da passà ‘a nuttata. E passerà. Non c’è dolore, delusione, dispiacere che non dilegui, prima o poi. Tutt’al più sarebbe da capire come mai, a quel colore squillante da tromba piccola in si bemolle Dio abbia abbinato un profumo che è inequivocabile ma così discreto. La mimosa: il suono giallo, per citare un’espressione a Vassilj Kandinskij che abbinava suoni e colori!
Poche settimane dunque e la mimosa sfiorisce, quando la primavera non è ancora di diritto entrata nel calendario. Non è una bellissima trovata? La mimosa è come l’anti-anti vigilia di Natale. La festa si intravede ma è ancora lontana, e quando arriverà la festa, l’annunciatrice della festa sarà già dileguata, il suo compito sarà finito. Splendido esempio di modesta vita di servizio. Vivere per annunciare. Vivere da promemoria.
Per me, la mimosa, è il fiore del compleanno. Vicino alla torta con la candelina mamma metteva sempre il vaso di cristallo con un grande fascio di rami. Polvere disintegrata dei globulini gialli pioveva sul millefoglie. E io mangiavo crema e mimosa. Era un fiore che vedevo solo una volta l’anno, come la candelina.
Se vogliamo, la laconicità dell’annuncio, di qualsiasi annuncio, la brevità esplosiva del promemoria (una macchia di giallo odoroso nel pieno dell’inverno), rafforza l’intensità del messaggio che viene dalla natura o appunto da Dio. Incontri, intuizioni, folgorazioni, innamoramenti stanno sospesi in un tempo breve: o ci fai caso, o sei condannato al grigio. Se tutto passa, è anche vero che qualcosa ci illumina, anche se per un istante.
10 febbraio 2026
