
Per ascoltare invece di leggere:
In genere il macellaio ha una brutta fama. In una società tendente al vegetarianesimo comincia a essere visto come un sanguinario criminale, spietatamente accanito contro vitelli, quaglie e agnellini. Nella lingua corrente infatti “macellaio” è un’offesa verso un chirurgo dalla mano pesante. E come non ricordare il macellaio cannibale del surreale film Delicatessen, dove in un futuro apocalittico in cui la carne è merce rara costui arriva a macellare e a smerciare carne umana.
Nella realtà, i titolari di macellerie sono in genere persone pazienti e cordiali, accomunati oggi a tanti altri commercianti nel triste destino di dover chiudere bottega per la crisi della vendita al dettaglio. Supermercati, ipermercati, e-commerce, mega centri commerciali, diabolici empori cinesi e rialzo degli affitti costringono sempre più i titolari di antichi e prestigiosi negozi ad arrendersi alla triste realtà.
Giorni fa ricevo sul cellulare un video con protagonista un faccione familiare: sullo sfondo, una altrettanto familiare parete piastrellata di azzurro. Il proprietario del faccione, con una malinconia che non gli inibisce il consueto sorriso, recita così, in delizioso accento romanesco:
Buongiorno a tutti. Vi mando questo piccolo video per avvisarvi che la storica macelleria Bordiga chiuderà i battenti anzi li ha già chiusi, perché dopo mesi di tentativi non siamo riusciti a rinnovare il permesso di locazione, cioè l’affitto del locale. E’ una situazione molto dolorosa per me e per tanti amici che ci hanno seguito in tutti questi anni. Devo dire che era un dovere avvisare tutti i più cari clienti che con gli anni sono diventati amici, come una famiglia. Per pochi giorni ancora la mattina sarò qui al negozio così potrò spiegare, chiarire, salutarvi come si deve e abbracciarvi. Vi voglio bene, siete stati la mia vita. Grazie. Ciao
La macelleria Bordiga, gestita da tre generazioni di romani, offriva carni pregiate, salumi, piatti pronti, e, più recentemente aveva ampliato la sua offerta anche verso generi diversi (pasta, pane, biscotti, salse, vini, surgelati…). Si trovava a Roma in via Vitelleschi (nomen omen! ) nei pressi del Vaticano. Per anni mi sono servita in questo negozio (per me comodo, in quanto prossimo al mio posto di lavoro) dove il titolare, Mauro De Rossi (autore dello struggente saluto inviato ai clienti sul cellulare) non mancava mai di servire, insieme a cotolette e salsicce, a spezzatino e porchetta, anche battute cordiali, commenti alle cose della vita, parole di incoraggiamento, un delicato, costante e prezioso buonumore.
Avevo il suo numero in rubrica, e lui aveva il mio, per semplificare gli ordini della spesa: una telefonata di prima mattina, lui o i suoi commessi mi preparavano la merce che io ritiravo al pomeriggio uscendo dal lavoro. Poi alle feste, Mauro non mancava mai di mandare gli auguri, insieme al promemoria degli speciali menù disponibili in negozio: abbacchio a Pasqua, cotechino a Natale e molte altre… “delicatessen”!
Oggi invece di “negozio” si dice “punto vendita”. Ma un negozio non è mai (o non era mai) solo un posto dove si vendono e si comprano le cose. E’, o era, un presidio di umanità, un luogo di incontri umani, di solidarietà, un baluardo di civiltà. Lo abbiamo già dimenticato…? Oggi le nostre città sono cimiteri di serrande chiuse. Chiudono le mercerie, le ferramenta al dettaglio, le edicole, le colorerie, i negozi di alimentari, le librerie… In disumani mega-store vengono affastellate merci su merci che alienati commessi privi di sorriso sono incapaci di consigliare a disorientati clienti.
Non possiamo certo rimpiangere un passato che non tornerà: il mondo è cambiato. Ma possiamo almeno rallegrarci di avere incontrato persone come Mauro e altri come lui, che consideravano amici i loro clienti, al punto di desiderare di inviare loro un messaggio di congedo. E possiamo ringraziarli per il loro insostituibile servizio.
Non frequentando più troppo il suo negozio (avendo lasciato da tempo il mio posto di lavoro), ieri mattina sono tornata appositamente a salutare Mauro. Glielo dovevo. L’ho trovato sulla porta, sempre col suo grembiule in vita come fosse ancora in servizio… Il negozio vuoto, la vetrina vuota, gli scaffali vuoti. Un po’ malinconico, un po’ imbiancato, mi ha comunque accolta col suo solito sorriso e, venendomi incontro, mi ha abbracciata e baciata.
Di solito i titolari o i commessi di negozi, sempre al di là del loro bancone, mi appaiono autorevoli e solenni come preti sull’altare o attori sulla scena: inarrivabili, tutori di segreti (dove prendono la carta per avvolgere la merce? Che scarpe indossano? Ogni tanto si siedono o restano sempre in piedi? Che cosa si nasconde dietro il bancone, nel backstage?). Il bancone insomma separa noi poveri mortali da loro e dalle loro preziose merci in vendita: il bancone come il proscenio del loro spettacolo quotidiano, dove loro mettono in scena e gestiscono i nostri bisogni, assecondano i nostri desideri, orientano le nostre scelte.
Mauro è sceso di necessità dal suo piccolo Olimpo: che strano trovarlo al di qua di quel baluardo, più vicino a noi clienti ma purtroppo al solo scopo di doverci congedare. Grazie, con lui, a tutti i commercianti, “sacerdoti” di civile convivenza, per resistere in un mondo che cambia e che sembra non avere più bisogno di accoglienza e di buonumore, ma solo di merci. E se il mondo è ridotto ormai solo a una spietata compravendita, è bello ricordarsi che da qualche parte un sorriso è ancora gratis. Applausi, Mauro.
10 luglio 2025

Paola Tanzini
Ha scritto uno stupendo articolo, che corrisponde completamente ai miei pensieri! Sono una vecchia cliente del nostro simpaticissimo Mauro ed appena ho saputo della chiusura avevo pensato di non mangiare più carne!!!! Mauro mi ha rassicurato che resterà in zona per fortuna!!! Grazie ancora.
lauradmin
Speriamo di rivederlo in zona! Vegetariani o meno!!!
Lucia
Splendide parole, vere e condivisibili anche da parte di Luca, 18 mesi, che ha mangiato la sua prima bistecchina, il suo primo fegato perché papà è nonna si fidavano solo di Mauro!
Lucia Migliorini
Splendido articolo, condivisibile anche da Luca, 18 mesi, che ha mangiato la sua prima bistecchina e il suo primo fegato perché papà e nonna si fidavano solo di Mauro
GIANCARLO ALESSANDRINI
Bellissimo articolo. Interpreta alla lettera il nostro pensiero, mio e di Annalisa.
Commovente per la cruda fotografia dei tempi attuali.
Ma, come dice lei stessa, noi diversamente giovani abbiamo avuto la fortuna di vivere quelle bellissime sensazioni.
E Mauro è un di quelle!
Ehi Mauro, un abbraccio e i migliori auguri di una buona vita.
Giancarlo
Christine Azémar
Brava Laura per questo riassunto giustissimo. Quello che ci ha offerto Mauro non era da vendere, il suo buon umore, il suo gusto per la buona cucina, le sue ricette, le sue storie, le sue battute sul calcio e ben altro … Grazie Mauro e a presto per la continua scoperta delle belleze di Roma !
Elvira
Complimenti per un articolo stupendo che rispecchia in pieno quello che era Mauro per tutti noi. Speriamo di rivederlo presto con la sua simpatia, le sue preziose ricette e il suo buon umore contagioso!