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RICEVIMENTI

Per ascoltare invece di leggere:

Io sto a disagio nei ricevimenti, nelle feste con tante persone, siano reimpatriate, celebrazioni di compleanno, di anniversario, di nozze etc.

Nei film i ricevimenti sono perfetti, le persone sanno sempre cosa dirsi, superflue frivolezze o decisive verità, si sfiorano con naturalezza come pianeti secondo orbite perfette: passano da una oziosa conversazione all’altra senza chiedere permesso se abbandonano un interlocutore per avviare un’altra conversazione altrettanto oziosa con un altro interlocutore un po’ più in là.

Nella realtà le cose vanno molto diversamente, almeno per me che ho sempre nostalgia di silenzio e di cellette di monastero.

Aggrappata a un drink che non bevo, non so mai di che parlare con persone semisconosciute che mi approcciano, che genere di informazioni o di commenti scambiarmi. Non lo farei col vicino di posto in treno, dunque mi chiedo perché lo dovrei fare tenendo in mano questo benedetto bicchiere di non so cosa.

I miei problemi in genere sono tre.

  1. Sono preda di un logorroico, che si ostina a parlarmi anche se in sottofondo c’è una musica ad altissimo volume. Non sento nulla di ciò che dice, neppure mi interessa, e captando qualche parola qua e là annuisco, sorridendogli nella speranza che non mi stia parlando di tragedie. Come me ne libero? Non ho prontezza di riflessi sufficiente a fare un cenno di saluto a qualcun altro chiedendo permesso al logorroico di congedarmi per andare a salutare questo qualcun altro. Resto in trappola finché il logorroico non si stanca. Pesce fuor d’acqua e pure nella rete.

 

  1. Sto scambiando due parole con qualcuno che conosco, anche lui o lei con un drink in mano che non beve. Come in ascensore, a un certo punto gli argomenti finiscono. E dalle ovvietà di passa alle più imbarazzanti banalità, ai vuoti, ai sorrisini tesi. Come ci si libera? E’ evidente che non abbiamo più nulla da dirci, ma purtroppo non siamo in treno o in metropolitana, non c’è una fermata cui scendere. C’è solo da allontanarsi in qualche modo per interrompere l’agonia. Come fare? Nella mia vita ho messo in atto vili, ineducati sgattaiolamenti come se niente fosse, cercando di diventare invisibile, ho simulato un’emergenza per fuggire alla toilette, ho manifestato fame o sete per allontanarmi verso il buffet.

 

  1. Se sono sola e faccio tappezzeria non so dove guardare, non so quante volte passare da una mano all’altra il bicchiere col drink che non bevo, non oso immaginare che tipo di ameba sarò diventata, impossibilitata a nascondere quello che penso: che ci faccio qui?

 

Conclusione: esiste certamente una motivata, sana, diffusa esigenza sociale di pubbliche relazioni. Per ragioni politiche, accademiche, parentali, amicali, celebrative, narcisistiche o festaiole. Molte persone hanno bisogno per i più svariati motivi di essere in contatto con altre persone. E allora ci si ammucchia, o ci si ritrova indiscriminatamente ammucchiati. Includere o essere inclusi nell’elenco è più importante del reale motivo dell’incontro, che in ultima analisi può anche non esistere. Ebbene, in questo distratto campionario di umanità da ricevimento è facile trovare anime perse, vaganti col solito drink in mano come me, certe di avere perso, tra mille persone, la possibilità di incontrare persone per davvero.

Per fortuna non tutti sono così selettivi e un po’ radical come me, ci sono anche quelli che si buttano: ai buffet, nelle danze, negli approcci ridanciani, nei trenini e nei coretti, ignari – beati loro- di avere buttato una serata.

 

 

7 luglio 2025

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