
Per ascoltare invece di leggere:
Non tutti gli animali ce l’hanno. (E non solo gli animali ce l’hanno). In alcuni è invisibile o molto ridotta. Il nostro coccige è un avanzo e una testimonianza del mondo da dove proveniamo e di cui facciamo parte, è bene ricordarcene. Insomma la coda è una conferma della teoria evoluzionistica: non è un semplice ornamento, ma neppure un organo obbligatorio, visto che in alcune specie, inclusa la nostra, nei millenni, è scomparsa, adattandosi all’ambiente.
La coda: un po’ bilanciere, un po’ timone, un po’ bandiera emotiva, un po’ coperta dentro cui avvolgersi, un po’ arma di difesa… Un po’ richiamo. Vediamo un po’: noi umani, per stare in equilibrio e camminare diritti non ne abbiamo bisogno. Per esprimere emozioni, neppure. (Eppure ci farebbe comodo, come le emoticon!) Per coprirci abbiamo certamente di meglio. E per difenderci… beh non ne parliamo neppure. Insomma la coda proprio non ci serve. Si direbbe. Fatta salva quella che invidiamo al pavone, incorreggibili narcisi che smaniamo per esibirci. Ma il saggio Montaigne diceva: “crediamo di essere seduti sul posto più alto del mondo. In realtà siamo seduti sulle nostre code”. E anche di questo è bene ricordarsi.
Certamente la coda chiude qualcosa: un corpo animale, precisamente come un abito, un libro, una scatola, un oggetto qualsiasi, una trasmissione radiofonica… deve avere un sigillo, una finitura, una sigla! Un abito ha l’orlo, un libro ha la quarta di copertina, una scatola ha un fondo, uno spettacolo teatrale ha un sipario che si chiude. E una cometa ha una scia, più o meno lunga. Anche quella la chiamiamo coda…
E’ vero, di questi tempi chiudiamo il pacco regalo con un fiocco, un nastro, una coccarda: che in realtà è il protagonista, ed è bene in evidenza sul punto più in vista della confezione. La coda invece se ne sta umilmente dietro, sul fondo. Quest’idea della fine di ogni creatura è commovente, a pensarci. La coda confina, guarda caso, con aree poco nobili dell’individuo, o al contrario nobilissime come gli organi della procreazione, forse in certi casi le protegge oppure le segnala. La coda: la fine e il fine dell’essere vivente: esserci, esistere e resistere, avanzare nel tempo, col suo corredo di emozioni, direzioni, informazioni e compiti, difese.
Ogni cosa o evento che si apre, anche si chiude. Non è così scontato pensarci. Però lo insegna la Storia. Non necessariamente ogni fase si chiude bene. Quando finisce un amore si dice a volte che ha una coda infinita e spiacevole. Stesso dicasi per rivolgimenti, rivoluzioni, trasformazioni, invenzioni e scoperte, guerre e paci… Ma la coda, reale o metaforica, allude comunque a una fine, alla consumazione della storia, del tempo, dell’essere. La coda è il confine tra l’individuo e il mondo.
Sarà per questo che noi umani siamo fieri di non avere (o di non avere più) una coda? Perché ci presumiamo eterni? Possiamo far finta di niente, presumere che sia un attrezzo inutile, una specie di cravatta per il sedere, come dice il fumettista Bill Watterson. Ma, anche ammettendo la sua inutilità, il suo promemoria di finitudine continua a interrogarci. Anche la poesia è inutile. Dicono. Ma è proprio la sua inutilità a renderla così necessaria. A ricordarci, ancora una volta, chi siamo.
17 dicembre 2024

Donatella
Bello!!!
Pier Giuseppe Barbero
Citi le comete e hai messo la foto di un bellissimo gatto (è quello di casa?).
E allora unisco le due cose con una citazione di David Levy, astrofilo americano scopritore di numerose comete e amante dei felini:
” Le comete sono come i gatti: hanno la coda e fanno quello che vogliono!”
lauradmin
Avrei voluto scriverlo io questo pensiero!!!!