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SOLO UN PAIO DI CALZINI – Lettera aperta a un maestro di ballo

Per ascoltare invece di leggere:

Mio caro maestro di ballo,

come va? Ti ricordi quando tempo fa, a una lezione, mi si ruppe un tacco e tu mi prestasti le tue scarpe da ginnastica e anche i calzini invisibili?

Le scarpe te le riprendesti subito appena finita la lezione, i calzini ti dissi che te li avrei riportati dopo averli doverosamente passati in lavatrice. Me ne sono sempre dimenticata e stanno ancora qui da me, sciacquati e profumati, arrotolati con un nastrino blu, posati sul pianoforte. Sul pianoforte non ci poggio mai niente, cerco di fare attenzione alla natura aristocratica dello strumento e a non confonderlo con una volgare mensola appoggiatutto. Ma là sopra i tuoi calzini ci sono andati per conto loro, a quanto pare. I calzini del maestro di ballo. Credo siano a ragione dotati di una speciale autonomia che li spinge naturalmente, magari nottetempo e forse a suon di rumba, verso la più autorevole fonte musicale che ho in casa. Avrebbero potuto scegliere di adagiarsi vicino a una vecchia radio e invece i loro superpoteri li hanno indirizzati proprio sul pianoforte. A quanto pare hanno orecchio, preferiscono la musica live. Lì sopra sono decisamente meno invisibili che nelle scarpe: l’umile mucchietto di maglia sottile color carne stacca a meraviglia sul nero lucido dello strumento. Sarebbe impossibile non notarli. Impossibile, se io fossi un’altra e se tu non fossi l’eccelso maestro di ballo con quegli odiosi problemi che in questo momento ti impediscono di ballare, lasciarlì là sopra a violentare l’austera dignità della tastiera ebano e avorio.

E invece io li lascio proprio lì, vuoti e fermi, a ballare una musica che non c’è, a ricordare il peso leggero e brioso dei tuoi piedi sapienti che purtroppo per adesso non si possono muovere.

Passando lì davanti, penso spesso di indossarli clandestinamente un’altra volta nella speranza che mi trasferiscano il tuo stesso senso del ritmo, la tua energia, la tua allegria e la tua leggerezza. In fondo non ti ruberei niente, perché tutto quanto possiedi è inesauribile. Te ne ricordi sempre, vero? Ne sei consapevole? Magari riuscire a diventare te solo indossando quei due piccoli, apparentemente insignificanti complici di stoffa. Magari rubarti la musica e il ballo in un niente, senza fatica, solo grazie alla fortuna di averti conosciuto. Magari, per altro verso, riuscire a restituirti in un attimo, restituendoti soltanto un paio di calzini, tutta la gioia di vivere che ci hai trasmesso semplicemente ballando.

Ciao maestro, aspetto al più presto di godermi un’altra bachata insieme te.

 

 

5 luglio 2026

 

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