Per ascoltare invece di leggere:
La prossemica è una strana scienza, anche se forse sarebbe meglio definirla studio, osservazione, fenomenologia della distanza. La distanza diventa cioè elemento di comunicazione tra le persone. Senza parlare, attraverso la distanza fisica che poniamo fra noi e gli altri, comunichiamo inevitabilmente qualcosa. Spesso anche al di là delle nostre intenzioni. Impossibile non tradire interesse o repulsione per qualcuno avvicinandoci o allontanandoci magari impercettibilmente da lui o da lei. A un attento osservatore questo genere di movimento non sfugge. Basta un’inclinazione del capo o un gesto non necessario ad accorciare le distanze o ad aumentarle.
A me piace tenere le distanze, mi viene naturale. So perfettamente che rischio di apparire scostante, e certamente da sempre qualcosa nel mio aspetto o nel mio contegno intimorisce, scoraggia approcci troppo disinvolti, insomma allontana. Ma non c’è alcun intento sussiegoso in me, tutto al contrario. C’è una autentica venerazione per la distanza intesa quale vigilia e premessa di qualsiasi approccio.
Tanto più siamo lontani, tanto più sarà motivato l’avvicinamento, e intenso l’incontro. So perfettamente come si sente la nota sul pentagramma prima della pausa che la distanzia dalla successiva. Senza quella pausa non c’è musica. Quanto più la nota attende e viene tenuta a distanza, tanto più il ritmo seguirà, necessario e trascinante.
So anche che cosa significa distanziarsi dal quadro per vederlo al meglio, sorvolare sui particolari, guadagnare la visione d’insieme.
Muoio dalla voglia di abbracciare i miei figli, un’amica, a volte anche l’estraneo che ha pronunciato una frase decisiva, o compiuto un gesto perfetto. Desidero intensamente avvicinarmi con tutta me stessa, anche fisicamente, a chi stimo, a chi ammiro, a chi amo a chi sa stupirmi. Tanto più me ne tengo alla larga. Per potermene meglio avvicinare domani. Anzi un domani. In un non meglio identificato futuro sempre ancora di là da arrivare. Me ne tengo alla larga per poter coltivare come una piantina, vedere e sentire maturare l’incontro.
Alla distanza ho dedicato un piccolo libro edito da Terre Blu. Si intitola proprio Distanza, inserito nella collana Indicativo categorico diretta da Lucio Saviani. Ne parleremo insieme ai miei due amici Letizia Leone e Ennio Cavalli, domenica prossima 28 settembre alle ore 18 al Caffè Letterario Mangiaparole. La distanza è anche la condizione della poesia, che allontana i significati espliciti per veicolare emozioni comunicabili a fatica. Metteremo a confronto tra loro tre nostri libri di poesia. Anzi, in questo caso li avvicineremo.
24 settembre 2025
