Per ascoltare invece di leggere:
Negli ultimi anni la “generosità” mediatica ci permette di partecipare in prima fila alle guerre in corso. Questo da una parte è un bene, soddisfa il diritto di cronaca e il diritto di essere informati, dall’altro svela qualcosa di perverso dei nostri tempi: la possibilità che tutto, il bene e il male, vengano documentati, filmati, insomma iper-esposti e spesso scambiati per finzione. Poiché la censura evoca cupi ricordi di passati regimi e si tende a … censurare la censura (non sempre, per fortuna), bisognerebbe però almeno dover filtrare scene da mostrare e scene da tenere in archivio riservandole ai posteri.
Vediamo e rivediamo, in Iraq come a Odessa, in Barhein come in Libano e in Russia droni che colpiscono e annientano edifici. Al di là del fatto che l’inflazione dell’orrore ci rende quasi impermeabili alla consapevolezza che ciascuno di quei droni possa aver distrutto persone e case e cose, facendoci assimilare scene reali con sequenze di un film, resta il fatto che nella missione -chiamiamola così – del drone, c’è qualcosa di doppiamente crudele.
I tradizionali e pur micidiali missili – balistici, di crociera, ipersonici, a testata nucleare – sono progettati per distruggere rapidamente un bersaglio, seguendo un percorso più o meno prevedibile o intercettabile e finiscono insieme alle loro vittime, sono insomma i kamikaze della tecnologia bellica. Al contrario, l’intelligenza perversa del drone sta nel fatto di poter essere controllato a distanza, e dunque di poter cambiare rotta in tempo reale, facendo marameo ai radar. Oltre a ciò, in qualche caso può anche essere recuperato e tornarsene illeso alla base. Insomma un oggetto che da una parte potrebbe ricordare un areoplanino telecomandato, dall’altra una delle voraci Arpie della mitologia greca inviate dagli dei a punire o tormentare i mortali.
Insomma, un drone potrebbe essere definito una macchina intelligente, se non fosse per le sciagurate conseguenze delle azioni che compie, di cui beninteso è solo il sicario, non il mandante. Colpisce il suo profilo simile a un aereo, ma cieco, privo di cabina di comando, a sottolineare appunto la cecità di quelle azioni.
Da tempo sentiamo parlare di guerre asimmetriche, quando sono in campo da una parte eserciti statali regolari, ben equipaggiati, dall’altra formazioni irregolari come gruppi terroristici, insurrezionalisti, guerriglieri, cellule segrete o anche quando una parte in conflitto utilizza attacchi informatici. Ma che cosa c’è di più asimmetrico di uno che fa la guerra al sicuro dentro una base militare spesso dall’altra parte del mondo rispetto a dove muore la gente da lui colpita? Che cosa c’è di più asimmetrico e di più infame di uno che magari avrà quasi la sensazione di giocare a un innocente e asettico videogame nel tracciare il percorso del suo drone “intelligente” contro bersagli inermi?
Forse “asimmetrica” sta diventando la mente umana: rivolta sempre più preferibilmente verso il male piuttosto che non tanto verso il bene, quanto verso un elementare, intelligente buon senso.
1 aprile 2026
