Per ascoltare invece di leggere:
Dietro le quinte, nella pancia di un teatro, ci sono i camerini. Il vero miracolo avviene lì, non sulla scena. Il camerino: il forno dove cuoce il pane, l’autoclave che attende la reazione enzimatica, l‘utero dove il bambino cresce.
C’è di tutto dietro quella porta. Il disordine solidale di varie vite vissute e sovrapposte (attori e personaggi, alla pari). Un tricorno di Casanova e gli zoccoletti di Colombina, una tavola da stiro appoggiata al muro e qualche vecchia locandina strappata, un lavandino e una toletta scrostata, la parrucca di Ofelia e il soprabito di Madama Pace, uno spartito dimenticato e un copione pieno di segnacci, pastiglie per la tosse e bottiglie vuote d’acqua minerale…
Ci passa il mondo, in quel piccolo spazio: vanità e timore, adrenalina e concentrazione psicologica, cipria e frugali spuntini. Spazio intimo ed esclusivo, il camerino protegge e consente la transizione dall’attore al personaggio. Non è mai uno spazio del tutto asettico, al contrario. Coesistono lì dentro tracce di spettacoli passati, energie represse e poi liberate, frustrazioni ed esaltazioni che si alimentano a vicenda nel tempo, davanti a uno specchio.
Il disordine e la contaminazione degli oggetti lì ammassati sono solo un’estensione più riservata del retropalco, dove languono tra la polvere scope e mobili di scena, bauli e monconi di scenografie, cavi elettrici e barattoli di vernici, appendiabiti e macchine del fumo: oggetti di tutti e di nessuno, che presuppongono l’impegno di persone diverse, non solo quelle che vedremo sulla scena. Per questo il vero teatro è proprio lì dove il pubblico non arriva a vedere e dove sarebbe bene che ciascuno di noi spettatori facesse capolino ogni tanto, se ne ha il permesso e l’occasione, e non certo per bieca curiosità o ricerca di indiscrezioni, quanto per ricordarci, tutti, che dietro ogni gesto semplice c’è un meccanismo spaventosamente complicato.
Un esempio? Schiacciamo un interruttore: neuroni e impulsi nervosi, guaine mieliniche e segnali elettrici, nervi e fibre muscolari, sinapsi e acetilcolina, contrazione muscolare e proteine, forza e movimento…. Solo per dirla in breve, ma il viaggio dall’intenzione al gesto è mille volte più lungo. La mano si alza, il dito preme: luce. Tutto qui? Sembra facile.
Ogni cosa che appare è uno scrigno di segreti concatenati. In realtà niente ci è dovuto, tutto è frutto di relazioni complesse, di energia e di fatica sommerse. In una articolata messa in scena così come davanti a un “insignificante” pezzo di pane. In tutti i casi qualcuno si è sporcato le mani. In tutti i casi qualcosa ha messo in moto qualcos’altro. Ogni buona parola, ogni gesto perfetto, escono da un camerino disordinato per contribuire allo spettacolo di questo mondo. E’ solo quello che c’è dietro le cose a rendere belle le cose.
6 aprile 2026
