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CHE COS’E’ LO SPORT

Per smuovermi dalla mia pigrizia e ricordarmi che cos’è lo sport io mi sforzo di immaginare le antiche Olimpiadi, le forme perfette delle sculture classiche, il Discobolo di Mirone, le pitture vascolari greche che raffigurano lottatori e maratoneti, la tomba del tuffatore a Paestum… E mi sforzo di ascoltare la voce di Giovenale (“Mens sana in corpore sano”) o del vecchio Platone: “ciò che è bello è anche buono, ciò che è buono è anche bello”. Lo sport è cosa buona, dunque lo sportivo è anche bello: possiede un fisico prestante, uno sguardo limpido, la pelle luminosa, è una persona serena e sana, che si muove armonicamente anche quando va al supermercato o sta in fila all’ufficio postale.

Poi mi guardo intorno e vedo gli sportivi di oggi. Due a caso: quello che pratica il CrossFit e l’appassionato di Parkour.
Crossfit. Non precisamente uno sport  ma una “disciplina motoria” creata negli Stati Uniti negli anni settanta. Ma che è la disciplina motoria? E’ lo sport senza lo sport: è il movimento fine a se stesso. E’ il bello senza il buono. Oppure il buono senza il bello. (Che poi bisogna intendersi su che cosa è il buono e che cosa è il bello, oggi). Gli USA degli anni settanta sono il paese che vede i gloriosi sforzi dei propri marines superbamente addestrati fallire in Vietnam: il momento giusto per maturare una serie di frustrazioni arrabbiate che genereranno appunto, tra le altre cose, discipline basate sul rafforzamento fisico estremo, sull’alta intensità di esecuzione dei circuiti, esattamente come in un programma di sopravvivenza, o meglio come in un progetto di riscatto. Non è un caso che tale disciplina raggiunga l’apice del successo anche da noi in Europa  all’inizio degli anni dieci del nuovo secolo, quando  la sopravvivenza della specie umana sul pianeta sembra davvero a rischio. Altro che Vietnam. Buono e bello, dicevamo. Eccoli, i cultori del crossfit, che provano tutti gli timoli possibili, che incrociano freneticamente diverse attività (cross) per essere pronti a tutto, senza fermarsi di fronte a niente, eccoli i loro sguardi: altro che olimpica serenità greca, altro che leggiadria danzante di movimenti ben coordinati portatori di serenità. Lo sguardo è spesso  arrabbiato, fisso in un punto indefinito davanti a sé, i movimenti sono aggressivi e furiosi, il ritmo è bollente, lo scopo sembra essere sfinirsi per dimenticare. Il cultore di crossfit sembra avere qualcosa di cui farsi perdonare, un peccato da scontare, un brutto ricordo da cancellare, una cocente sconfitta da gettarsi alle spalle, un riscatto da trovare. Forse è semplicemente il simbolo dell’uomo contemporaneo, schiacciato da impotenza, sensi di colpa e rabbia derivata. Con tutto ciò, so che esistono cultori di crossfit degnissimi e perfettamente centrati. Ci illuminino.

E poi gli adepti del Parkour. Sport? No, anche in questo caso si preferisce parlare di disciplina, per di più metropolitana. L’origine è la Francia degli anni ottanta del secolo scorso, sì proprio la patria di Beaudelaire e del suo Flâneur, il passeggiatore ozioso, contemplativo e insieme disincantato. Purtroppo l’etnimologia ci comunica l’esatto contrario: parkour ovvero “parcours du combattant” (percorso del combattente), con chiaro riferimento all’addestramento militare. Obbiettivo: spostarsi da un punto A ad un punto B nel modo più veloce, sicuro ed efficiente possibile. Il “traceur” ( colui/colei che pratica Parkour) fluidifica gli ostacoli, ciascuno a modo proprio, anche arrampicandosi sui muri, se necessario.

Sport, dicevamo. Avere un obbiettivo da raggiungere oppure un avversario da vincere. Nel rispetto e nell’amore per il proprio corpo. Nei due esempi contemporanei, dov’è la competizione? E l’obiettivo qual è? Nel primo caso è il massimo della potenza attraverso tutti i metodi disponibili, nel secondo è l’efficienza.  I mezzi giustificano il fine, non il contrario. “Sport” semiestremi che testimoniano le nostre nevrosi e l’estremo limite cui il l’uomo sta progressivamente spingendo se stesso  il proprio corpo. Estremo è il superlativo di “exter”: fuori. Ecco: siamo proprio fuori. O ci stiamo avvicinando. Naturalmente a grandi, energetici, potentissimi, fluidi ed efficienti passi.

 

25 gennaio 2023

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