Sì, ho un problema. Da piccola tifavo per il Lupo Cattivo. Che, più che cattivo, mi sembrava stupido. E per questo lo preferivo a quei saputelli dei tre porcellini, in particolare al saccente Gimmi-primo della classe che avrei preferito prima o poi vedere in salsiccia. (L’ho detto che ho un problema).
Del resto il Lupo Cattivo assolve a una marea di funzioni. Parafulmine di insulti, ricettacolo di critiche giuste quanto gratuite, controfigura rinnegata di noi stessi quando ci accaniamo ottusamente contro qualcuno o qualcosa non lasciando spazio ad altro, non ammettendo di essere anche noi dei predatori. Quanti tre porcellini vorremmo divorare? Non lo ammetteremo mai: il Lupo Cattivo fa il lavoro sporco per noi, si ingegna per quell’unico perverso scopo che noi non avremo mai il coraggio di dichiarare, e tanto meno di praticare, mascherando la nostra voracità sotto ideologie e dialettiche più o meno articolate. Anche noi siamo lupi, semplicemente camuffati.
E che né lui né noi si riesca a raggiungere mai i nostri perversi scopi è un’altra storia. Quel che conta è lo slancio animalesco che in lui è puro, in noi dissimulato. Per questo l’angelo è lui, benché divoratore, e noi siamo fratelli dei maiali, illusi di farci belli ad impastoiarci nelle teorie sul rispetto della Costituzione, sull’immigrazione, sul femminicidio, su Trump, Putin, Zelenski e Netanyahu…
Ho pena e affetto per il Lupo Cattivo così come per Giuda, per Smerdiakov, Lady Macbeth, Hannibal Lecter, Moby Dick… Senza il mostro, che gusto c’è? Senza il male, il bene come fa a rifulgere? Me lo chiedo fin da bambina (l’ho detto che ho un problema). E ho particolare pena per il Lupo Cattivo perché, a differenza degli altri su citati, la sua presunta mostruosità è povera di argomenti, desolatamente primitiva. (Almeno fino a prova contraria, perché a tuttoggi al Lupo Cattivo non è stato permesso di esporre approfonditanmente la sua filosofia lupesca. Potrebbe averne una e questa contenere sufficienti ragioni, e noi non essercene ancora accorti perché, invece di ascoltarlo, e di porgli le domande giuste – come si dovrebbe fare con l’Intelligenza Artificiale – ci siamo sempre solo impegnati a difendercene, dando per scontata la sua “lupità” e cercando solo di coglierlo in castagna).
Ma come ci si può accanire contro di lui? Lo stupido che passa per furbo -ammesso che sia davvero stupido- irrita i furbi, mentre commuove chi ha un minimo di cuore. Ma forse il mio problema è proprio avere un cuore.
Povero Lupo Cattivo, vittima della sua banalità famelica, rozzo della sua fame atavica, primitivo negli elementari argomenti della sopravvivenza. Che peraltro sono sacrosanti e universali, anche se a dirlo si passa per lupi anche noi. Dunque, a chi può far paura un personaggio così? Giusto a Lilli Gruber.
17 giugno 2026
