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CHIUSO E APERTO

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Natale chiuso, Pasqua aperto. No, non è l’orario di un negozio o di una lavanderia. Sono gli aggettivi che i due più alti momenti della cristianità suggeriscono.

Natale è chiuso per definizione. Ci chiudiamo dentro casa, tra gli affetti, nel fondo della grotta insieme al bambino, tra il bue e l’asinello, ci chiudiamo ad allestire l’albero e il presepe, ché fuori piove e tira vento. Qualcuno si chiude nei propri pensieri e magari rimugina fallimenti, solitudini, colpe. Ma soprattutto si chiude un patto fra l’uomo e Dio, e si chiude un’era, quella del buio, per cominciare quella della luce. Si chiudono i pacchetti dei regali, si stringono le braccia intorno a qualcuno: Dio intorno a noi, Dio con noi. In effetti si chiude anche il cuore nella strettoia di un ricordo tenero che può diventare triste. Si chiude la porta e si appende fuori la ghirlanda. Si chiudono gli occhi e ci si addormenta coccolati dall’antica speranza che arriverà Babbo Natale, che tornerà chi se ne è andato.

All’opposto, Pasqua è apertura, festa della prima mattina. A cominciare da quel sepolcro spalancato. E basterebbe quello. A Pasqua si riaprono le finestre, si respira primavera, rinnovamento e cambiamento definitivo, libertà dalla paura della morte. Si aprono gemme, uova, sguardi: quello che credevamo morto rinasce, immagino gli occhi spalancati delle donne a sentire la domanda di quell’angelo: “Ma perché cercate tra i morti colui che è vivo?”

A Natale ci chiudiamo coltivando l’attesa di un’intima apertura di cui non sempre riusciamo ad afferrare il significato. A Pasqua ci apriamo a una speranza altrettanto incomprensibile, che alimenta il sospetto circa un inganno di Dio. Sarà vero che la morte è vinta, schiacciata, sparata a zero? O lui ci ha raccontato soltanto una fiaba, dentro cui provare a chiudere a chiave tutte le nostre paure?

Aprire e chiudere. Chiudere per poter riaprire, forse. Chi si dispera di non credere a niente oscilla fra questi due estremi esattamente come chi ha fede. Tra chiuso e aperto c’è comunque lo spiraglio: a noi decidere da quale direzione guardarlo. Se con la luce alle spalle oppure col buio. Con la certezza che la storia è alla fine oppure al principio.

 

18 dicembre 2025

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