
Per ascoltare invece di leggere:
Io finora ho “visto” tre giubilei. L’ultimo dei tre sta per finire in questi mesi, il primo (1975) era cinquant’anni fa. Quello di mezzo (2000) segnava il passaggio fra due secoli e ci ha anche introdotti nel nuovo millennio. Tra il mio primo e questo in corso c’è esattamente mezzo secolo. Solo questione di numeri, in fondo. Però “dà da pensare”, come diceva Marilyn Monroe in A qualcuno piace caldo quando dichiarava la sua età, che nel suo caso, in quel film, era “un quarto di secolo”.
Cinquant’anni fa io non avevo molti peccati da farmi perdonare, stavo finendo il liceo, sentivo che qualcosa di nuovo stava facendo il suo ingresso nella mia vita. Venticinque anni fa qualche colpa in più l’avevo da confessare e ancora quel qualcosa di nuovo -un po’ uguale e un po’ diverso- iniziava a sradicare i miei giorni. Oggi certamente meriterei ergastoli e inferni, ma quello strano senso di eterna vigilia, identico ad allora, è sempre dentro di me. Il mio peccato più grave, accumulato in questi cinquant’anni è non riuscire a dimenticare. Sono in evidente controtendenza con il peggior peccato del nostro tempo: la smemoratezza. Io mi ricordo di tutto e di tutti, anche eventi da dimenticare e persone che mi hanno dimenticata.
1975- 2025: cinquant’anni di follie umane ma anche di splendore. Il brigatismo, gli anni di piombo, la guerra in Libano, la Cambogia, il papa polacco, il papa tedesco, il papa argentino, Camp David, l’Ayatollah, le mafie, la guerra in Afghanistan , Chernobyl, la caduta del muro, la guerra del Kuwait, Mani pulite e mani sporche, il trattato di Maastricht e gli accordi di Schoengen, l’euro , la guerra in Bosnia, la globalizzazione, Internet, le torri gemelle, l’ascesa d Putin, i terremoti, la guerra in Siria, la primavera araba, gli orrori dell’Isis, la Brexit, il Covid, l’invasione dell’Ucraina, il 7 ottobre… Ma anche Madre Teresa, Lucio Battisti, Santiago Calatrava, Ingmar Bergman, Carlos Santana, la pop art, i murales che cambiano volto alle città, Borges e Calvino, i satelliti, le sonde su Marte e la stazione spaziale, i Pink Floyd e Umberto Eco, il bosone di Higgs e la cometa di Halley. Cinquant’anni. Impossibile dimenticare.
Come per tanti di noi, i tre giubilei di questi cinquant’anni segnano altrettanti capitoli di vita, varchi verso stagioni nuove che lasciavano immaginare straordinari capovolgimenti di prospettiva, nel bene e nel male. E che forse li hanno effettivamente determinati.
Perché i papi ci inviterebbero a varcare le porte sante? Perché il tempo lo viviamo comunque così, in forma di passaggio, e perché noi passiamo insieme al tempo. O forse siamo solo noi a passare, nel flusso incalcolabile dei viventi.
Io me li ricordo tutti, quelli che sono passati insieme a me, attraverso le porte sante (reali e metaforiche), ma anche attraverso i giorni, i mesi, gli anni, i pensieri scabrosi, le parole ingoiate, i biglietti d’auguri, i natali e i compleanni, i grazie non detti, le follie e i messaggi senza risposta. Non importa se il tempo dimentica, se questo nostro tempo incoraggia a cancellare, se trascina, livella, consuma e sotterra man mano tutto ciò che è stato. Io mi ostino a vivere ancora questi cinquant’anni come un presente che non passa, come un assaggio di futuro, come quella solita, perturbante vigilia.
Le porte che piacciono a me non si chiudono mai.
11 settembre 2025
