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Vorrei tornare sul tema delle unghie cosiddette ricostruite, che tanto appassiona da qualche tempo donne di tutte le età. Esistono infinite tecniche, dalle più blande alle più invasive, e anche varie e diversificate scuole di pensiero: chi sostiene che in questo modo si rinforzino le unghie naturali sottostanti, chi invece lancia l’allarme affermando che qualsiasi tecnica cosiddetta ricostruttiva indebolisce l’unghia naturale. Il che giustificherebbe peraltro il business dei centri di onicotecnica: più l’unghia naturale si indebolisce, più le signore sono indotte a “ricostruirla”. (Onde per cui sarebbe più onesto parlare di tecnica distruttiva.)
Come che sia, è una moda. Nei più diversi strati sociali è oggi quasi impossibile che ragazzine e ragazze così come donne mature (cassiere di supermercato, avvocatesse, insegnanti, parrucchiere o impiegate) non ostentino mani super-ungulate con variopinti artigli perfetti. Le uniche che si salvano pare siano le radical intellettuali o pseudointellettuali, che sembrano superiori a questa pratica, rimanendo fedeli a unghie corte, neppure smaltate.
L’unghia, l’erede dell’artiglio. “Con le unghie e con i denti” è un’espressione che ci riporta indietro alla preistoria, quando l’essere umano era così imparentato con l’animale quanto oggi lo è con l’intelligenza artificiale. Che arnese fondamentale per la sopravvivenza dovevano essere le unghie per i cavernicoli, per incidere, aggrapparsi, minacciare, scavare, strappare, graffiare, difendersi… Prima dell’arnese, ci furono le unghie, probabilmente.
Unghie: sono i bordi dove il corpo umano si indurisce, limitando la sua mollezza di carne e preparandosi, per quanto possibile, ad affrontare le resistenze e le rigidità dell’ambiente che lo circonda. Estremità coriacee a ricordarci che nel mondo è comunque necessario difendersi da qualcosa o da qualcuno, o quanto meno organizzarsi, o quanto meno percepire che tra dentro e fuori c’è un confine insidioso, e che questa terra può esserci ostile. Unghie: area mediana fra la fragilità del corpo e le asperità del pianeta. Per questo sono oggetti ancestrali.
Ma allora perché ce le mangiamo? Che cosa tradisce questo vizio altrettanto ancestrale? Che non siamo pronti per difenderci o per attaccare, insomma per qualsivoglia confronto? Che vogliamo spuntare le armi, arrenderci ancora prima di incominciare? O che vogliamo distruggerci, autocannibalismo progressivo, erodendo noi stessi a partire da queste estremità così esposte, così accessibili, tanto da essere perfino commestibili se non gustose?
E perché una delle torture più atroci praticate un tempo (e forse ancora oggi) consiste nell’estirpazione delle unghie? Evidentemente per annientare la persona, toglierle la prima e più immediata possibilità di difesa, decapitando quel minimo di coriacità che è nel bagaglio archetipico dell’essere umano. Togliere i confini duri di un corpo significa sottolinearne la mollezza, condannarlo allo stato di vile lombrico o mollusco, comminare alla vittima la sua fragilità “ontologica”, la perdita della dignità di autodifesa e di autoconservazione.
Ma torno alle signore e alle ragazze super-ungulate che oggi ticchettano con noncuranza su tastiere di computer, con cui servono caffè al bar, con cui riescono perfino a suonare un’arpa, senza farsi ostacolare dalle colorate protesi e senza preoccuparsi minimamente che lo smalto si incrini. Le nuove tecniche infatti, grazie a speciali smalti e gel, permettono una tenuta duratura. E permettono appunto unghie lunghissime, di cui l’essere umano presumibilmente non fu dotato neppure quando gli era necessario affrontare fiere o strappare radici.
Domanda: nelle donne questa moda è una aggiornata tecnica di seduzione che, incantando il maschio, gli ricorda contemporaneamente che le donne di oggi non sono più le donne di ieri e che prima di essere sedotte preferiscono appunto sedurre? Che preferiscono mostrarsi aggressive più che solo seducenti?
Altra domanda: questa moda decadrà mai? Torneremo all’ecologia e all’inoffensività dell’unghia naturale? Oppure è in atto una trasformazione filogenetica per cui progressivamente le bambine che nasceranno nei prossimi decenni avranno in dotazione fin dal primo giorno di vita dei piccoli artigli? E che cosa vorrebbe dirci con ciò madre natura? Che dobbiamo prepararci a una nuova preistoria, a difenderci da un ambiente sempre più ostile, da affrontare, di nuovo “con le unghie e con i denti”? Oppure che anche la gestione delle unghie tradisce la nostra real anima ecologica, quanto autentico rispetto portiamo alla natura e al nostro corpo? Dimmi che unghie hai e ti dirò chi sei.
Ultima notazione: nei nail beauty center ci sono artiste capaci di creare veri e propri miniature sui pochi centimetri quadrati con cui terminano i nostri polpastrelli: stelline, fiorellini, piccolissimi Babbi Natale o decorazioni le più svariate a seconda della stagione… L’ horror vacui ci appartiene e ci accusa: l’incontenibile necessità di riempire e decorare ogni spazio vuoto, siano facciate di case con chiassosi murales, siano unghie femminili con lustrini a volte di dubbio gusto, mette a nudo la nudità della nostra anima, il nostro vuoto interiore che cerchiamo con tutti i mezzi -anche palliativi- di tenere a bada.
Confessione personale: le mie unghie si spezzano, si sfaldano, si incrinano in continuazione… Così da sempre. Forse protestano, a modo loro e in vece mia. Sognano un mondo e un tempo in cui sia facile mostrarsi fragili, in cui non sia necessario modificare noi stessi per essere sicuri… di essere noi stessi.
7 ottobre 2025
