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ESSERE NON ESSERE

Ho un’amica che ha vissuto per vent’anni e più un amore impossibile. Impossibile per tante ragioni.  Astratte, concrete. Logiche, illogiche. Un po’ se l’è andato appositamente a cercare: come molte persone, lei pensa, senza dirlo apertamente ( ma io le leggo il pensiero!) che gli amori impossibili siano gli unici a poter durare in eterno. Mica ha torto. Quando diventano possibili, gli amori si dissolvono prima o poi nell’abitudine e nella sciatteria, nell’insofferenza e nelle emergenze quotidiane. A meno che il tuo amato e amante non sia Dio in persona, che ti sorprende comunque e ti rassicura in ogni caso, nella costanza dell’eternità: non ti tradirà mai, non ti girerà mai le spalle, è l’Assoluto e ogni giorno muore e torna a morire per te. Ma per praticare questo Amore bisogna essere Teresa d’Avila o padre Pio. Cambiano le prospettive terrene.

A suo modo tuttavia ultraterrena, ostinata e appagata, per anni l’amica ha amato “al buio”. Cioè incondizionatamente. Vuoto a perdere. Mai abbastanza ricambiata, nella follia di un sentimento quasi unidirezionale che ha avuto (e forse avrà ancora) alcuni felici sprazzi di reciprocità occasionale e intermittente: si è fatto bastare lo struggente poco/tanto di cui disponeva. Ha compreso le ragioni e le fragilità di lui e anzi lo ha amato –o creduto di  amare– precisamente per questo.

Le ho detto una volta: attenta a non idealizzare nessuno, o ti accorgerai di avere amato chi non esiste. Ma lui esiste eccome, in tutta la sua carnale sensualità e la sua “allegra tristezza” (per citare Francesco De Gregori). Non c’è e c’è, appare e scompare, fortificato a sua volta dall’incapacità di cedere per intero a un sentimento, di uscire dalla sua pigrizia e dal suo bozzolo, di credere per davvero in se stesso.

Poi un giorno la mia amica  ha cominciato a dare segni di cedimento, e di fronte alla logorante latenza di un amato reale ma assente, ha orientato la sua carica di energia verso la pregnanza di un amato totalmente immaginario, ma perlomeno presente. Presente, beninteso, solo nella sua fantasia. E dunque sempre a portata di mano.  E’ tornata così adolescente, ad adorare il personaggio di un film. Altro amore impossibile, ma quanto meno in questo caso la cosa è dichiarata, e lei si perde ora nell’inesauribile sorgente delle proprie fantasie. A parità di condizioni penso ci abbia guadagnato: se non altro ha smesso di attendere da qualcun altro un cenno di vita. I cenni di vita se li lancia da sola e immagina di riceverli, senza più bisogno di sperare niente da fuori. Amore fai-da-te. Amore prêt-à-porter. Onanistica consolazione.

E del resto chi è l’amato se non il perenne assente? L’assenza dell’amato- scrive Roland Barthes in Frammenti di un discorso amoroso – “è possibile in un solo senso. (…) Esprimenre l’assenza equivale a significare di colpo che il posto del soggetto e il posto dell’altro non possono essere scambiati. E’ come dire: io sono comunque meno amato di quanto io ami”.

Questa piccola storia, nella sua folle saggezza, mi rafforza il dubbio che chiunque pensiamo di “amare”, non amiamo in realtà che noi stessi, non desideriamo altri che noi stessi, l’autoconservazione delle nostre emozioni, quale riserva d’aria per respirare, sopravvivere. Il sospetto è che, proiettando su altri il nostro sentire, non facciamo che alimentare solo il nostro inesauribile bisogno di appagamento. Letto così, il cosiddetto amore (Eros!) non è che prolungamento di un infinito languore: l’essenziale è non essere mai sazi. E infatti chi mai potrà saziarci al punto da riaccendere costantemente il nostro appetito ….se non un fantasma?

Si torna così a una certezza già altrove espressa: non è tanto colpa del metaverso o di Internet se ci siamo virtualizzati, scorporandoci da noi stessi, dimentichi della nostra corporeità e di incontri reali. Forse si sta rivelando il destino ultimo dell’uomo sulla terra: siamo nati precisamente per fluttuare, predisposti a una comunicazione non più scadente, ma al contrario più  avanzata, un gradino più su nella scala dell’evoluzione, che gli antichi avrebbero definito una comunicazione “di sole anime”. E tra le anime, esistere o non esistere, essere reali o immaginari, essere qui o esserci stati, avere un corpo di carne o solo un’identità teorica è precisamente la stessa cosa. Forse sarà proprio questa l’umanità del futuro, quella che potrà comunicare anche con chi non esiste o non è mai esistito o decide di non esistere più… Sarà allora questa l’ultima differenza da negare, l’ultima frontiera da varcare, con buona pace di Amleto: essere o non essere sarà assolutamente la stessa cosa.

10 gennaio 2023

 

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