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Il BIANCO E IL NERO

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Si dice di noi boomer che siamo l’ultima generazione con i ricordi in bianco e nero. Giusto. Il bianco fiore della Democrazia Cristiana e il nero del piombo degli anni di piombo. Anche se qualcuno ricorda che, insieme agli anni di piombo capolavoro delle Brigate rosse, correvano anche gli anni al tritolo delle stragi nere. Come che sia, il bianco e il nero ci hanno addomesticati alla pazienza. Il grigio non c’entra, il grigio con le sue innumerevoli sfumature è ormai un luogo comune strasfruttato dal cinema e dalla letteratura. Quello che conta è la consapevolezza degli estremi, che i ragazzi di oggi non sembrano destinati a padroneggiare. Noi sapevamo perfettamente che cos’era il male e che cos’era il bene. Deprecare l’uno e praticare l’altro poi era altra questione, ma sapevamo alla perfeziojedov’erano di casa il giusto e l’ingiusto. Forse ci aiutava in questo la polarizzazione (discutibile, inaccettabile, “ingiusta”) fra est e ovest, quella cicatrice della seconda guerra mondiale che aveva diviso il mondo in buoni e cattivi, a seconda del punto di osservazione. E infatti a scuola, alla lavagna, qualche maestro retrogrado (al tempo, quasi tutti) non si faceva problemi a designare un capoclasse che dividesse i compagni fra angeli e demoni. Scrupoli e domande ce ne ponevamo, segno che già al tempo nostro, fra buoni e cattivi, si andava insinuando un distinguo, il fascino perverso e insieme consolatorio delle ragioni e delle attenuanti. Oggi, nell’altomare della comunicazione incontrollata, il buono può essere smascherato e rivelarsi crudele, il cattivo può essere giustificato fino ad essere promosso a vittima. Neppure Franti, figura nera del libro Cuore di De Amicis, si salva più nella furia buonista dei nostri tempi, e diventa martire del sistema. Nell’universo pacchiano dove è vero tutto e il contrario di tutto, il “bianco o nero” reclama la sua innocenza e la sua semplicità.

Sì, siamo l’ultima generazione con i ricordi in bianco e nero e con qualche residua certezza sbandierata come valore. Per questo siamo vecchi, ricevendo la conferma che chi nasce dopo di noi già ci supera in saggezza, perché nella nebbia sgargiante del presente sa di doversi addomesticare al “grigiore del grigio” per poter distinguere una forma, riconoscere un volto, trovare una risposta. Mentre noi davamo tutto, candidamente, per scontato.

 

19 giugno 2026

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